lunedì 20 giugno 2011

Vers les Gorges du Verdon

Vers les Gorges du Verdon 

Giornata movimentata il giovedì, conclusasi con una “cinghiata” a base di panini chimici.

Mi spiego, essendo arrivati tardi nella struttura che ci avrebbe ospitato non riusciamo nemmeno a trovare un posticino per mangiare, o tutto già chiuso o in imminente chiusura.
Ordunque, sistemate le nostre cose ci dirigiamo verso il vicino centro commerciale dove i due ristoranti ancora aperti ci rimbalzano allegramente senza troppi convenevoli nonostante fossero “solo” le 22:30 circa.
Unico posto ancora aperto e disponibile, i nostri portafogli scopriranno bene il perchè, una specie di paninoteca/fast food che nonostante stesse per chiudere ci fornisce di cibo …. commestibile.
La fame a volte fa mangiare anche cose improbabili...

Ciliegina sulla torta, oltre al conto salatissimo, una fastidiosa pioggerellina costante che mi porta a foschi pensieri per il giro del venerdì.

Al mattino scopriamo le gioe e specialmente le grazie della locale Boulangerie Au Bébé Gourmand(202 centre commercial Mercuriales. 83440 TOURRETTES), Marille oltre ad essere uno spettacolo da vedere è anche molto cortese. In ogni caso c'è qualcuno che ha usato termini molto più coloriti per descrivere Marille e la sua collega, vero Albi?

I pain au chocolat, i croissant e le brioche sono una delizia. Il profumo delle tante baguette rende più gustosa la petit déjeuner, peccato la qualità del caffè e la sua temperatura da superficie solare. 
Credo che tante lingue ancora ne portino i segni... 

Comunque la Boulangerie rimarrà una costante delle nostre mattine. 
Oggi anche Paoletto e la Kia ci raggiungeranno e dopo una veloce consultazione generale decidiamo di fare una spesa veloce( si certo proprio veloce...) presso l'Intermarchè per la cena della serata.

Alla fine compriamo formaggi tipici e qui Mauro ha messo in piazza tutta la sua sapienza sull'argomento, ed altre amenità per le dîner in compagnia..

Ok Spesa fatta, birre e vino in frigo, preparazione e via verso le Gorges du Verdon (“sono il più grande canyon d'Europa e il secondo al mondo. La cosa che più colpisce il viaggiatore è certo lo straordinario color smeraldo delle acque del fiume Verdon.
Questo fiume la cui sorgente si trova a 2500 mt di altezza scorre per circa 200 km ed il suo corso è arricchito dalle acque di tre affluenti che scavano i loro letti nei tavolati calcarei dell'alta Provenza.” ).

La D19 scorre paciosa verso Fayence prima e Sellians dopo, paesino inscritto a pieno merito tra i più belli di Francia, come negarlo? La sua posizione affacciata sulla vallata con panorama che nei giorni giusti secondo me spazia sino al mare.
Il percorso comincia ad essere variato altimetricamente ma l'umido lasciato dalla notte ed un sole poco incisivo non ci permette di guidare in scioltezza, riusciamo però ad apprezzare tutto ciò che ci circonda compreso lo scoiattolo che mi attraversa la strada. 
Bargemon, sfila via sotto le nostre gomme ed al bivio successivo imbocchiamo la D955 seguendo le indicazioni per Comps sur Artuby. La carreggiata si fa larga, le curve ampie e veloci ed in ritmo si fa veloce, asfalto liscio come un biliardo, grip molto buono, paesaggio brullo che non attira troppo la nostra anima turistica, insomma si va.
Purtroppo i km a nostra disposizione per sbrigliare i cavalli delle nostre moto sono pochi, Comps arriva in un baleno. Aspettiamo Mimmo e la Manu al bivio per le gole per poi affrontare il traffico creato da mototuristi tedeschi e svizzeri. 
In principio non riuscivo a capire dove fossero le gole e la tanto decantata “Corniche Sublìme” poi come in un'impaziente attesa a teatro ascoltando le note di un'ouverture improvvisamente il sipario cala ed ho come un'improvviso mancamento, rimango senza fiato davanti alla magnificenza di questo luogo.
Ci fermiamo per le foto di rito e lo Ste, che non era riuscito a cambiare le sue gomme prima della partenza del viaggio, comincia a preoccuparsi seriamente e giustamente aggiungerei, per la tenuta delle stesse.

Decidiamo a malincuore di separare il gruppo, una parte rientrerà verso Fayence alla ricerca di un gommista e l'altra proseguirà verso il Luberon e la strada della lavanda.

Rientriamo sulla D19 ad Aguines ma le condizioni meteo verso il Luberon cominciano a diventare problematiche, un temporale di grossa intensità si sta abbattendo in lontananza.

Alla fine il separare il gruppo va in archivio indovinate per colpa di chi!?!? la Pioggia... il mio solito flagello personale, così rientriamo tutti.

Qui la mia “presunta” dote di navigatore ha l'opportunità di scovare l'alternativa migliore per il rientro.
La D19 va in archivio abbastanza in fretta perchè i trasforma prima in D619 e poi in D957 ed infine in D49 e qui comincia un tratto stradale molto bello e ricco di natura. Hai l'impressione di essere tornato indietro nel tempo, la presenza umana è così rarefatta che stenti a credere di essere nel 2011. Così tanto verde tutto assieme non lo vedevo da tempo. Mentre fantastico su tutto ciò le prime piccole gocce di pioggia si appoggiano sulla mia visiera incuranti del mio profondo disappunto.

Verignon appare come una fiaba in mezzo al bosco:
un gruppetto di case ed un fienile che paiono appoggiati agli alberi circostanti, ad una prima distratta occhiata sembra tutto disabitato, poi noti un'auto dietro un cespuglio, un giardino fiorito davanti alla casa troppo curato e capisci che li c'è qualche fortunato che abita un luogo magico.
Decido di non volermi fermare ancora ed indosso l'antiacqua, alcuni non credono che sarà necessario(ed avranno ragione). Poco prima di Ampus nella stretta strada di campagna c'è un piccolo ponticello con dei muretti a secco che mi fa tanto sud dell'Inghilterra, la mia parte irrazionale mi suggerisce di accelerare ed in un istante sento prima la ruota anteriore galleggiare per poi sentire il motore salire improvvisamente di un 2000 giri, sto volando, che figaaata!!!

I “deficienti” ( VI ADORO!! )che ho dietro fanno lo stesso... Senza parole.
Il bivio tra la D49 e la D51 vede una sosta un po più lunga del solito, Mauro si attarda a causa di un fissaggio mal eseguito della sua attrezzatura antiacqua sulla motovelocebianca.

Luca ha il tempo di scattare delle foto che sono tra quelle meglio riuscite di tutto il nostro viaggio.
In special modo questa:

La Rennsport posteriore dello Stè da segni di stanchezza, Draguignan è molto vicina, cercheremo un gommista per mettere delle nuove scarpette tonde e nere alla Zetona.

Ancora pochi km sulla D49 e di D955 e siamo nella zona periferica di Draguignan, 
la ricerca di un gommista in mezzo al traffico di una giornata lavorativa fa salire pericolosamente la temperatura del nostro liquido refrigerante e la 675 di Linuccio non ce la fa, va in ebollizione.

Siamo stanchi e se lo Ste ed Albi sono alla spasmodica ricerca di un treno di gomme per la Zetona, io, Luca, Mauro, Mimmo e la Manu siamo in assistenza ( più spirituale che fisica ) di Linuccio.
Dobbiamo attendere lo scendere della temperatura del motore della Triumph, decido che è ora di cercare un punto di ristoro e parto alla ricerca.
La fortuna vuole che sia a pochissima distanza anche se sono sempre scettico di un posto del genere in una zona industriale, invece la Boulangerie Le Four De Brossolette (633 Avenue Brossolette, 83300 Draguignan ), ci fa scoprire sapori dolci e salati veramente notevoli...

Abbiamo tutto il tempo per rifocillarci ( non avevamo pranzato visto la colazione e la partenza ritardata ), aspettare Albi e lo Ste e recuperare del liquido refrigerante per la Daytona.

Recuperate le forze ripartiamo passando per il centro storico, ormai mancano poco più di 30 km all'arrivo a “casa”, e la D562 è una scoperta che ha dello stupefacente, bellissima e straveloce con punti tecnici da pelo sullo stomaco.
Appena fuori dal centro abitato mi faccio sorprendere da una curva a destra che chiude e mi ritrovo a far l'inglese nonostante non lo faccia mai e la velocità fosse tutt'altro che elevata.
Poi su un'uscita a regimi poco consoni al CdS ( che sia francese poco importa ) in piena accelerazione su un semirettilineo incrocio una volante della Gendarmeriè... Credo abbiano visto solo un lampo grigio....
Arriviamo a destinazione ed abbiamo anche il tempo per un corroborante bagno in piscina.
Poi l'arrivo di Paoletto e della Kia, la preparazione della cena da parte della Manu ( applausi a scena aperta ), la preparazione dei tavoli.... in realtà ne è rimasto uno solo.. l'altro ha avuto un piccolo inconveniente... cavolo sembrava fosse esplosa una bomba al piano di sotto.

La serata si è conclusa in tranquillità con l'appuntamento per il giro del sabato... 

Continua....

Allez en France

Allez en France


Avevo già messo giù qualche pensiero sparso ma ho fatto una cosa che non faccio mai, ho riletto...
Ebbene, ho fatto un tabula rasa di tutto ed ho deciso di ricominciare da capo....

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Complice un sabato uggioso di inizio Giugno decido che è ora di porre fine al marasma di pensieri e sensazioni che hanno accompagnato l'ennesimo tour organizzato principalmente per gli altri e poi per me.
O meglio le destinazioni che scelgo sono sempre egoisticamente approvate, da me in esclusiva ovviamente, però il resto è organizzato e strutturato in modo tale da regalare ai miei Amici un' esperienza del tutto indimenticabile. 
Ogni anno è sempre più difficile riuscire a trovare luoghi, in primis, e strade che vi ci porteranno che sappiano ancora stupire per la loro bellezza e qualità.
Ho il privilegio di conoscere dei motociclisti con la M maiuscola e quindi deluderli sarebbe uno smacco gravissimo alla mia autostima.

Dopo questa piccola precisazione aziono il tasto rewind sul mio personale taccuino di memorie per riportarla a mercoledì 1 Giugno.

Serata alquanto movimentata in casa mia, era tempo che non c'erano più di tre persone assieme a me.
Una semplice pizza con amici impazienti di partire si è trasformata nella solita “serata di merda con amici di merda”.

La partenza è fissata per giovedì 2 Giugno, le previsioni non sono il massimo ma alla fine cosa sarebbe un giro Davvico senza il flagello della pioggia!?!?!?!?

Luca ha dormito da me ( arrivare dal Trentino in mattinata per essere a San Donato per le 8:30 sarebbe troppo anche per lui), come al solito svegliarlo diventa un'impresa.
Non capirò mai come riesca poi ad attivarsi nel giro di un nanosecondo.

Ci prepariamo, facciamo colazione e poi ci troviamo con gli altri viaggiatori ( Albi, Stè, Mimmo e la Manu) al casello dell' A7 direzione Genova.
Abbiamo un appuntamento con Linuccio e Maurino alle 10:15 sulla diramazione tra A7 ed A26 per poi proseguire verso la Francia.

Il resto del tratto Autostradale non merita menzione se non fino a quando, usciti dallo stesso, non ci dirigiamo verso Barolo dove prima salutiamo una vecchia conoscenza in Enoteca regionale per poi mangiare un boccone in un ristorantino li di presso( La Cantinetta).

La nostra fortuna è stata arrivare un attimo prima di tanti altri turisti ( essendo in 8 ) e trovare un bel tavolo lungo dove accomodarci. Decidiamo per una sosta veloce in modo da non appesantirci per la prosecuzione del nostro viaggio. I grissini sono come sempre una delizia, lunghi circa mezzo metro, croccanti, ruvidi, dorati quanto basta e con un profumo intenso di pane appena sfornato, si fatica a non ingozzarsi con loro... Il misto di salumi è molto buono ma tutto sommato non differente da quello che possono offrire tanti altri posti di qualità.

Lo stupore invece mi rapisce i sensi quando ci portano una delle specialità della casa, un uovo appena riscaldato in una pasta leggerissima, servito con del burro fuso in cui son stati fatti saltare degli asparagi affettati a cubettini. 

Delicatissimo, aromatico e dolce per il burro fuso. E' una sorta di unico raviolo gigante nel quale si nasconde un cuore dorato di tuorlo d'uovo appena intiepidito. Mai assaggiato nulla di simile.

Segue il bis di primi, composto dai classici ravioli del plin tipicamente piemontesi e di una consistenza morbidissima, più azzeccata la cottura del primo vassoio che non la seconda, ed a robusto rinforzo dei Tajerin al ragout, nel quale forse la nota aromatica dell'alloro era un filo troppo invadente.

Il vino non dovrei nemmeno menzionarlo visto il luogo scelto per desinare, ovviamente un Barolo.
Una bottiglia per 8 persone, alla fine è il giusto compromesso tra gusto e preservazione dei punti sulla patente.

Ripartiamo in direzione Cuneo per poi seguire le indicazioni per il Col di Tenda.

Il mio personalissimo incubo, nonché antagonista e costante di tutte le mie peregrinazioni motociclistiche si manifesta: LA PIOGGIA.....

Le strade piemontesi, non me ne vogliano i locali, sono approssimative in quanto a grip e sotto la pioggia subiamo tutti perdite d'aderenza per fortuna non troppo pericolose.
Ci fermiamo in un'area commerciale appena fuori Cuneo per il rito della vestizione con gli antipioggia, ironia della sorte l'unico spazio coperto che vediamo e scegliamo per l'operazione è un autoloavaggio...

Sulla salita verso il Col di Tenda facciamo benzina a pochi km dal confine di stato, presso il benzinaio( caro come il fuoco ma d'altronde è forse l'ultimo prima di arrivare in Francia ) accade una scenetta molto divertente.
Una signora straniera chiedeva a noi ( in moto, bagnati fradici, e visibilmente non avvezzi alla località) dove andare per evitare la coda in ingresso al tunnel che portava in Francia.... Gli avrò detto( in inglese ) 4 volte che non eravamo locali e lei si ostinava a chiedermi secondo me qual'era la strada migliore da percorrere... la gente è strana... a volte. 

Sosta di 15 minuti presso l'ingresso del tunnel( è a senso unico alternato ) poi pronti via e dopo circa 3 km abbondanti siamo finalmente in Francia e udite.. udite .. all'asciutto!!!!

Finalmente possiamo sbizzarrirci un po alla guida, peccato rendersi conto che mancano tre moto al trenino, a dir il vero piuttosto sfilacciato, che avevamo formato.

Dico a Linuccio di proseguire e raggiungere Luca e lo Stè, io aspetto ma non vedendo sopraggiungere nessuno comincio preoccuparmi, ingrano la prima e torno indietro. Raggiungo Maurino ed Albi che, non vedendo sopraggiungere Manu e Mimmuzzo, si sono fermati a togliere antipioggia ed a fumarsi una paglia. Sempre più in pensiero continuo a risalire la strada cercando di non pensare al peggio.
Grazie a Dio incrocio i ritardatari per scoprire che avevano subito una multa dall'asfissiante e pattugliante presenza della Polizia francese. Nel frattempo ci eravamo tutti riuniti, anche coloro che erano andati avanti erano tornati sui propri passi, o meglio traiettorie, per accertarsi delle condizioni di tutti. Ridiamo tutti della gaffes fatta da Mauro ed Albi che avevano avvisato da bordo strada un motociclista di rallentare, vista la presenza della Gendarmerié transalpina, peccato che il motociclista in questione fosse un pulotto....

Purtroppo il pur bellissimo paesaggio, qui il Royà scava una sorta di canyon nelle rocce dove la strada si aggrappa qui e la in modo sinuoso dove c'è spazio, non ha meritato la giusta attenzione per la paura di incappare in qualche controllo non propriamente corretto da parte delle forze dell'ordine.

Per fortuna il nostro itinerario ci porta a deviare dalla D6204 all'altezza di Breil Sur Royà per imboccare le D2204 direzione Sospel.

L'altitudine cambia, la vegetazione anche, complice una tarda primavera tutto è in fiore ed i relativi profumi riescono ad invadere piacevolmente i miei condotti nasali.

Il ritmo si fa interessante, veloce ma non sincopato, gli scorci verdeggianti scorrono davanti ai miei occhi e solo la sinuosità della strada mi riporta a concentrarmi di più sulla guida.
La strada dopo aver costeggiato la parte alta del monte comincia a digradare lentamente verso il basso fino a giungere in una verdissima vallata, qui Sospel giunge come una manna, in un pomeriggio assolato. Siamo tutti mediamente assetati e facciamo una sosta in un improbabile bar thailandese( tra un po nemmeno a Milano ci sono ristoranti thai ed in questo paesino invece... ), per dirigerci verso L'Escarène. Qui si ricomincia a salire e scendere sino al Paese dove termina anche la D2204. E strano constatare come questi paesini abbiano una sorta di effetto patinato, come se quell'aspetto leggermente invecchiato fosse studiato ad arte. Poi questi paesini non hanno l'aria desolata e disabitata che potrebbero avere in Italia, tutto ciò mi lascia piacevolmente colpito.

In una curva piuttosto gustosa prima io, poi Linuccio ed infine Mauro rischiamo l'highside per non meglio specificate cause...
La D215 appena intrapresa si trasforma in D615 e ci porta sin quasi a Castagniers passando per Contes. Questo tratto è forse il canto del cigno per la piacevolezza ella guida e per la bellezza del paesaggio per questa giornata, anche se…. 
Da Castagniers un pezzo di strada di valle che affianca il fiume Varo(o almeno credo lo sia) per poi risalire verso Gattières dove ho potuto constatare la prevedibilità dello Stè in certe condizioni...
Mi sorpassa un T-Max, 1....2......3 ed ecco che passa lo Ste all'inseguimento con Luca a seguire a fionda a mo di scudiero. Scoprirò poi che non avranno avuto soddisfazione perchè il conducente dello scaldabagno Yamaha non era abbastanza “aggressivo” …. 
Dimenticavo, qui siamo passati dalla D6202 alla D2210 che ci ha accompagnato sino a Vence e di li a Grasse.
Qui il mio senso dell'orientamento vacilla per qualche minuto, Grasse è bellissima e nel suo centro storico abbarbicato su un costone roccioso, sbaglio una svolta e mi ritrovo sulla Route Napoleon.
La fortuna arride agli audaci e trovo un'indicazione per Fayence, nostro luogo d'arrivo.
Il sole tinge tutto di colori rosati, ormai il tramonto si avvicina, l'aria è carica di umidità a questo favorisce ancor di più le tante sfumature di colore che abbracciano piante, animali, persone e cose.

La strada che imbocchiamo è una secondaria molto stretta che conduce a Fayence passando per Cabris, Speracedes e Tignet.
Peccato che alla svolta fondamentale sbaglio strada, 2 minuti prima lo Stè mi chiedeva: 
“Dav ma sei sicuro di dove stai andando!?” 
ed io sinceramente convinto: 
“ Certo certo, vai trà..”

La D13 mi ha tradito e ci ritroviamo a Saint Cezare sur Siagne … qui lo Stè tira fuori il navigatore che ci fa seguire una strada improbabile... anche se... ricordate dove ne avevo scritto uno?
la strada è stretta il tramonto intenso ed i contorni cominciano ad essere meno netti.
Mi ricorda una certa discesa in simili condizioni dal Klausenpass in Svzzera.

E' evidente che questa carrabile non è molto frequentata, asfalto a grana grossissima, quasi uno sterrato in alcuni punti, bosco fitto e l'unica presenza umana è data da un casale che non riesco a capire se sia abitato o meno. Rospi in giro, insetti illuminati dai fari delle moto ed infine anche un bel cinghiale di dimensioni tutt'altro che risibili ci accompagnano per gli ultimi km prima dell'arrivo.

Per fortuna con Luca avevamo letto le indicazioni per raggiungere i nostri appartamenti, e così quando ad una rotonda vediamo l'Intermarchè ( nota catena di supermarket francesi ) siamo certi di essere arrivati.

Continua...

martedì 29 marzo 2011

Una laurea che concede….

Tutto nasce da una telefonata ricevuta durante un pomeriggio di fine marzo, pochi convenevoli e concordiamo un appuntamento sotto il mio ufficio.
La controparte di questo appuntamento è lo Stè, Amico con il quale ho condiviso e spero di condividere momenti di vita vissuta motociclistica ed enogastronomica.
Il luogo dove siamo diretti e sovente lo stesso, la Trattoria di Torba, ove le mistiche sorelle Paola e Daniela riescono a sublimare l’esperienza gastronomica come delle navigate alchimiste.
Stavolta però l’occasione è speciale:
Pietro( il figlio di Paola ) si è laureato e si festeggia in compagnia.
Entriamo in leggero ritardo eppure la sensazione di essere li da ore nonostante fossimo appena arrivati non riesce a stupirmi, qui è sempre così.
C’è un tavolino in un angolo, non a caso apparecchiato di raso rosso come tutti i tavoli questa sera, che ci fa l’occhiolino come se non stesse aspettando altro che noi.
Mi siedo, è curioso come da questa postazione si abbia il pieno controllo della situazione della sala, non sfugge nulla al mio sguardo. I grossi vassoi di risotto portati dalla Paola, le chiacchiere rumorose e gioiose di Pietro e dei suoi tanti amici, a volte debbo far ripetere allo Stè cosa mi stesse dicendo, mi distraggo spesso ad osservare le persone.

Qui sono tutti giovanissimi e con Stè ci sentiamo i “nonni” in sala, eppure non siamo una sgradevole appendice, riusciamo ad immedesimarci ed ad integrarci alla perfezione.
Pietro d’altronde sembra l’inconsapevole direttore d’orchestra che si districa con sapienza tra un tavolo e l’altro. Non ha trascurato nessuno degli ospiti, un grande.

La cena procede spedita tra un Barbera che scorre e del risotto che simile a magma fumante si distribuisce mollemente sui nostri piatti.
Champagne, radicchio e salsiccia sono le tre varianti con le quali la Daniela ci rapisce i sensi, non contenta opererà un successivo e succulento misfatto più tardi a base di sua maestà lo Stinco.
Patate saltate ed un tris di ottime verdurine stufate ( zucchine, radicchio e cipolle ) a mo’ di rustico contorno.
Una commistione di sapidi e goderecci sapori che risvegliano ricordi e che ne creano di nuovi da conservare con cura.

L’invasione da parte nostra della cucina come comprimari aiutanti nello sparecchiare e nel servire gli ottimi dolci (torta alla crema di marroni, torta biscotto al cioccolato e torta rustica al caffè), un momento speciale nella sua naturalezza e spontaneità grazie al quale rinuncio per un attimo alla mia discrezione con la richiesta di sdebitarmi da parte mia verso questa allegra famiglia: una cena ungherese preparata da me per tutti loro.
A dire il vero mi sarei aspettato un diniego da parte della Daniela.
Supponevo, forse peccando di una certa presunzione che avrei potuto mostrare io ad una simile richiesta, che uno chef difficilmente potesse cedere il proprio regno al primo arrivato.

Adesso sono qui che cogito il menù perfetto per la serata che verrà, perché verrà, ormai ci tengo troppo a questa cosa e non posso farmi sfuggire l’opportunità di restituire in parte quello che queste persone e questo luogo mi hanno saputo donare in questi anni.


sabato 12 marzo 2011

Warui kūki

悪い空気

Immane tragedia, un mostro di energia che si sviluppa in mezzo al mare e porta con se morte e devastazione.
Tutto questo in un paese che può vantare le migliori strutture antisismiche e la migliore velocità di reazione ad un evento così potente ed inatteso.
Eppure lo Tsunami non da scampo, osservo il before e l'after durante i telegiornali, sul web, sui giornali.
Le immagini in movimento sono raggelanti, constatare le proporzioni di cose trascinate via dal viscido mostro ti fa rendere conto come l'uomo sia un'insignificante pagliuzza di polvere nel deserto di sua maestà Natura, con la maiuscola, da tenere sempre a mente! Lei è meravigliosa ed altera presenza nella nostra vita, regala momenti magici ma quando decide che dell'energia accumulata deve essere liberata, lo fa senza riguardi, indifferente al dolore ed allo spaesamento che provoca.
é come una presenza solitaria che non si cura che di se stessa ma in questo è il genere umano ad errare, ed in modo macroscopico a volte. Madre Natura ci avverte, ci ha avvertito e ci avvertirà sempre delle sue intenzioni, certi eventi non sono prevedibili per la loro intensità ma lo sono in generale.
In Giappone la popolazione è abituata ad esercitazioni frequenti per ridurre al minimo le perdite di vite umane.
La popolazione, sono rimasto stupito, come lo rimango sempre quando si tratta dei giapponesi, della loro IMMENSA dignità nella sofferenza e nel dolore. Per loro ci sono delle "regole" culturali da rispettare.
Sono per noi incomprensibili eppure sarebbe bello a volte reagire a dei dolori così forti con quest'incredibile dignità.
Li ammiro veramente tanto per questo. Parole o meglio una serie di significati dati da quello che si deve evitare:
il meiwaku, una sorta di vergogna che viene provocata alla comunità dal comportamento disdicevole di un singolo che ne fa parte. Mi chiedo a questo punto se il dolore, l'impossibilità di fare qualcosa, lo smarrimento abbiamo un sapore.
Come riuscire a reagire? Da dove cominciare quando non ti è rimasto più nulla? Leggo le notizie sgomento, ho quasi le lacrime agli occhi per tutto ciò, vorrei poter fare qualcosa attivamente ed invece mi sento la solita inutile pagliuzza di polvere in mezzo ad altre sei miliardi su questo globo terracqueo.
E' anche vero che quando ti trovi in un'estrema necessità riesci a  trovare forze che non sapevi di avere.
Auguro a questo piccolo grande paese di risollevarsi il prima possibile, anche se sono certo che lo faranno nel minor tempo possibile e ci stupiremo anche di questo.

domenica 20 febbraio 2011

Antica Osteria di Montecarelli

Ci dev'essere qualcosa di particolare nel nome Paola...
mi segue ovunque ci sia un luogo dedicato alla buona cucina.
Stranamente oggi non voglio parlare della Paola di Torba, il suo posto nelle mie elucubrazioni mentali è riservato alla paola di Montecarelli.
Una scoperta per la quale devo ringraziare Mauro ed i combrikkoli per avermici portato.
L'Antica Osteria di Montecarelli è una piccola oasi di cucina casareccia ubicata tra Emilia e Toscana.
Montecarelli è uno dei tanti paesini sulla SS 65, poco interessante in quanto molto simile ai tanti che si trovano in zona.
Possiede però un piccolo rustico scrigno di sapori gestito da una donna che sa alla grande il suo mestiere e che riesce con la sua parlata toscana a rendere tutto più allegro e piacevole.

Oggi i miei compagni di viaggio erano Mauro, immancabile nelle uscite mangerecce in zona e Marco, graditissimo compagno di avventure motociclistiche.
Il tempo non è stato molto d'aiuto, la pioggia bagnava distrattamente ed in modo poco convinto tutto il paesaggio.
Un intenso livore che estremizza una luce diffusa che annulla le ombre, i confini ed i perimetri delle cose.

Una porta finestrata in legno scuro, il riflesso della luce che non permette allo sguardo di intromettersi all'interno,
tutto ciò consente allo spirito lo stupore nella visione di questo piccolo grande locale.
Un bancone solido a destra, una sala che sembra un corridoio, stretta ed angusta dove tavolacci in legno rustico flirtano con gli avventori per invogliarli a sedersi, vecchie foto in bianco e nero a memoria storica di un posto che è apparentemente è mutato poco nel tempo.
Colori forti, legno scuro, cotto per il pavimento e semplici tovagliette di carta del colore di quella del pane, rustiche come conviene al posto.
Un menù semplice scritto a penna su una tovaglietta:

antipasti misti di salumi e formaggi toscani;
una manciata di sughi disponibili con altrettante paste fresche;
un paio di secondi e due contorni;
per concludere altrettanti dolci.

Si respira un clima mai frenetico, strano di nuovo la similarità con l'inerzia conviviale che si respira alla trattoria di Torba presso "l'altra" Paola, un simpatico cameriere che prende gli ordini i profumi di "buono" che si mescolano tra loro dando a tutto un sapore indefinibile ma piacevole.

Poi il tagliere fa il suo ingresso trionfale a tavola: colori, profumi forti e sapidità.
ogni volta che sono qui mi rendo conto che ad ogni cosa c'è una spiegazione, il pane toscano senza sale altrove non sarebbe gradito, qui è una necessità!! Salato sarebbe troppo, i salumi creano la magia di renderlo piacevole in un'unione di sapori perfetta.

Mai avrei detto che mangiare frattaglie potesse essere così gradevole, invece la salsa di Lampredotto dischiude i suoi profumi su un crostino caldo, piacevolissimo.
I primi sono abbondanti, io e Mauro optiamo per le pappardelle ma con condimenti diversi, ai porri e gorgonzola per me, agli asparagi e pecorino lui, Marco prende invece gli gnocchi con il medesimo condimento di Mauro.
Alla fine i pur piacevoli secondi non li ordineremo, preferiamo passare al dolce.
Anche li la signora al comando di tutto mi concede la possibilità di fare un assaggio di due squisite dolcezze Home made, tanto semplici quanto gustose, la compagnia di 2 amici motociclisti fa il resto.

Anche se siamo qui in macchina, nel nostro rientro come all'andata si condividono le esperienze a 2 ruote su questa strada maestra che unisce due culture enogastronomiche eccezionali.

domenica 6 febbraio 2011

Dolianova

E' il nome di un paesino in provincia di Cagliari.
fino a qualche anno fa era per me uno dei tanti comuni italiani che non conoscevo, adesso è un luogo della memoria.

La prima volta che ci sono passato a dire il vero non ho visto molto, solo la casa di Manolo dopo un giro in moto epocale su e giù per nastri d'asfalto dal tracciato disegnato in collaborazione dal santo protettore dei motociclisti e dal suo corrispettivo diavolo tentatore.

Allora era una sera di fine aprile, ricordo ancora l'accoglienza in casa del babbo e della mamma di Manolo. Non mi avevano visto prima eppure mi son sentito come un cugino che non vedevano da molto tempo,accolto come un membro di famiglia da cui a malincuore fossero stati separati.

In questa fine di gennaio sono tornato in "Sardosterra" per festeggiare il compleanno di Manolo. Ho passato tre splendidi giorni in compagnia di persone straordinarie, persone per cui i valori della famiglia, dell'accoglienza, dell'amicizia sono ancora qualcosa da vivere e coltivare.

A cominciare dalla famiglia di Manolo in toto. Alcuni di loro non mi avevano mai visto eppure ci si è seduti tutti a tavola, assieme in quello che io amo definire PURA convivialità familiare. Il bello dei piccoli centri di provincia è proprio questo, i ritmi naturali della vita ancora riescono a scorrere, dove il pranzo della domenica è ancora l'occasione di stare assieme in famiglia rinsaldando così i legami affettivi.
La mamma ed il babbo, due persone semplici dalle mani rese ruvide dal lavoro, un sorriso disarmante nella genuinità del gesto. Nulla è finto, nulla e cercato o voluto, è tutto naturale.

Il maialetto, il suo involontario immolarsi alla riuscita della giornata, ha unito tutti in una corale e rumorosa sinfonia di sensazioni; alla fine del pranzo ero decisamente provato, non sono riuscito a dire di no a nulla, mi sarei sentito come un ingrato portatore di oltraggio alla Famiglia.

tutto questo lo associo al posto, Dolianova che ormai per me è associata allo star bene, come pochi altri posti.

sabato 5 febbraio 2011

Arrivederci Demone Cane


Anche Inuyasha è giunto al termine.
Dopo 7 anni Naraku e la Sfera dei quattro Spiriti sono stati sconfitti.
Adesso dopo il leggero senso di vuoto
attenderò un po prima di ricominciare a vedere la saga 
dalla prima stagione.

sabato 29 gennaio 2011

Fiume in piena

Chi come me ama girare in moto sa che la pioggia in genere è una scomoda quanto pericolosa compagna di ventura.
In quasi 84.000 km percorsi con la mia Hime di pioggia ne ho presa a secchiate e se il più delle volte è stata una seccatura, ricordo in modo chiaro alcuni momenti nei quali se non avesse piovuto quelle giornate avrebbero avuto tutto un altro sapore..

Partenza da Bologna per quella che sarà la conclusione di un weekend di Aprile assolutamente meraviglioso in compagnia di Maurino prima, di Linuccio dopo, per concludere nuovamente con Maurino.

Le colline Bolognesi, la SS65 poi fino a Monghidoro, una deviazione verso la Val d'Idice, per proseguire verso Fiorenzuola e la strada della Cornacchiaia, per arrivare a Montecarelli.

Il tempo promette bene, eppure più proseguiamo verso i monti e più delle nuvole lattiginose si addensano compatte ed i primi tuoni annunciano quella che sarà l'inizio di una gitarella bagnata..

Ci fermiamo in un bar di paese, sotto una tettoia in attesa che la pioggia segni il passo, il calore accumulato dall'asfalto comincia quella reazione chimica che porta all'emissione del suo caratteristico odore, un caffè, 2 chiacchiere, valutiamo il da farsi.
La pioggia si fa insistente, l'antipioggia si rende necessario e durante la vestizione osservo il luogo, tipico paesotto del appennino, il bar di paese come fulcro di un andirivieni di gente:
chi compra delle sigarette, avventori occasionali come noi, gli stanziali pensionati che giocano a carte... Visioni di un passato non troppo remoto.

Fino a Fiorenzuola abbiamo l'illusione che la nostra fastidiosa compagna di viaggio si sia stufata di noi, nulla di più sbagliato.
Appena imboccata la strada che porta alla Cornacchiaia il cielo si fa basso e livido, la luce cambia, tutto diventa minaccioso.
Difficilmente nella mia vita da motociclista ho preso così tanta acqua in un tratto di strada così breve, eppure è stata una delle esperienze che ricordo come tra le più piacevoli, quasi come se due guerrieri e le loro cavalcature fronteggiassero un nemico troppo forte per le loro forze congiunte.
Le curve si fanno difficili, ci sarà un centimetro d'acqua mista a foglie e detriti che rende tutto scivoloso, eppure continuiamo.
Sarà che mi è piaciuto immaginare che ci fosse un forte profumo a guidarci verso Montecarelli e la Paola( buffo, un nome che ricorre nelle mie soste gastronomiche ), seguo Maurino vedendo solo la sua sagoma nera, ormai la mia visiera non riesce più ad eliminare la quantità d'acqua che ci cade letteralmente addosso.
Giungiamo nuovamente sulla SS65 all'altezza del passo della Futa, da li l'ultimo infinito calvario verso Montecarelli.
La strada sembra un torrente in piena e nel fare i tornanti in discesa dovevamo fare attenzione a dove mettevamo le gomme, fiumi di fango liquido che attraversavano la carreggiata hanno trasformato il nero delle nostre tute antiacqua in un indefinibile marroncino sporco.
Montecarelli, sistemiamo le moto nel piccolo parcheggio di fronte l'osteria, ci facciamo strada tra i muri d'acqua creati delle grondaie e dall'acqua che da esse fuoriesce perchè troppa, un'energia incredibile che la pur sapiente mano umana in questi casi non riesce a controllare.
Varcato l'ingresso, una commistione di profumi mi investe e dopo l'ormai inconfondibile "Méééérdaa che lavata!" di Maurino, ci sediamo ad un tavolino abbandonando tutto ciò che avevamo di bagnato su una sedia li vicino.

Mangiamo antipasti toscani, delle ottime tagliatelle, dei meravigliosi involtini conditi con un bicchiere di vino.
il tutto per un prezzo che a Milano non basterebbe nemmeno per l'altipasto..

Il Bello di questo è la rusticità del luogo, la semplicità dei piatti, il loro gusto saporito dato da un misto tra Toscana ed Emilia che vince senza rivali, la generosità delle porzioni, la genuinità dei proprietari toscani, mugellesi doc.

All'interno non ci avvediamo che il tempo cambia di nuovo, un sole tiepido ed un cielo azzurro accompagneranno il nostro rientro a Bologna.

Sono queste giornate che riescono ad annullare l'effetto negativo che la settimana lavorativa produce, un antidepressivo su gomma condito dall'amicizia vera di persone che purtroppo abitano lontane da me.

giovedì 27 gennaio 2011

Natura,moto e Dio

Non è Mia ma di un Buon Amico
La potenza della natura,il suo ripetersi ciclica e maestosa è una cosa che mi ha sempre sconvolto. So che quello che dirò potrà far incazzare molti ma son sempre più fermamente convinto che il vero nome di Dio sia Natura e viceversa. Intesa come forza che avvolge il nostro mondo,che lo governa e gli permette di rigenerarsi. Credo che l'uomo abbia concepito il concetto di divinità nel momento stesso in cui ha capito di essere un piccolo punto,un niente in confronto al "tutto" estremo che lo circonda e lo domina e allora ha dovuto crearsi un padrone per poter supplicare un aiuto,ha dovuto razionalizzare la sua esistenza e darle uno scopo. Ha voluto scrivere le gerarchie dell'esistenza. La natura è quando di più grande,maestoso e potente possa esistere,non ha bisogno dell'uomo per manifestarsi,c'era prima di noi e ci sarà dopo,sotto forme diverse.
Le dolomiti.. quanta roccia plasmata dal tempo e dell'atmosfera,quante cose hanno visto e ancora vedranno,compresi quei piccoli esserini che si muovono come fulmini sui loro pendii,d'estate chiusi in tuta di pelle e l’inverno accarezzandone la neve.
una cascata.acqua che scende da millenni tutti i giorni,tutte le notti,immutabile,che io sia qua a vederla o che sia casa,lei scenderà,l'acqua scorrerà a valle portando la vita per poi ritornare,in un ciclo infinito. Ghiaccerà d'inverno,a primavera tornerà a scorrere e in lei rifiorirà la vita.

Guardo le nuvole che stanno diventando sempre più minacciose in fronte a me,mi bagneranno ancora una volta e penso che non siamo nulla. E' acqua. Ossigeno frullato con idrogeno,come dire benzina e dinamite che se ne stanno li,innocui e mi scivoleranno addosso. E portano la vita. Sento il tuono che mi assorda,e mi ammutolisco ancora una volta. I fiori sbocceranno comunque. 

Siamo solo un passaggio,una malattia forse,un piccolo secondo nell'eternità e l'accettare questo non è segno di resa secondo me,è solo una presa di coscienza. Perché non c'è nulla contro cui combattere,non c'è nulla da difendere. Siamo dei figli che si ribellano ai genitori e saremo costretti a dargli ragione. 

La fotosintesi clorofilliana. Assorbire una sostanza tossica per poi trasformarla in indispensabile alla vita grazie all'energia solare.. è di una forza terrificante. Cazzo,neanche il più pazzo scienziato sarebbe mai riuscito a pensare una cosa del genere. La magia chiamata amore che fa scegliere la compagna di una vita,com'è spiegabile..Il battito del nostro cuore,va avanti da poco prima di due mesi dal nostro concepimento e ci accompagna fino alla fine del nostro ciclo vitale. ecco,in questo io vedo la Natura,vedo il volto di Dio. 
Pensateci un attimo quando vedete un paesaggio puro,per puro intendi qualche spiaggia incontaminata o una vallata di alta montagna,posti in cui i segni dell'uomo non esistono o quantomeno non sono visibili. Ecco,immaginateli e focalizzateli nella vostra mente. Vedete questa valle,verde,che vi para davanti e sale fino ai picchi circostanti. Sentite l'aria fresca che vi apre i polmoni,i fiori e l'erba ce si muovono piano,smossi leggermente dal vento. Il sole vi scalda la pelle e la leggera brezza vi culla,come dolci carezze invisibili. Ora guardatevi intorno.. questo c'è sempre stato,questo ci sarà sempre. Voi lo state assaporando,sentite il sapore della natura? Questo è il tutto.
Fermarsi,spegnere la moto e guardare il mondo. Non con gli occhi,con il cuore. Questo è il senso di un viaggio in moto. Tutte le strade percorsi con i profumi che si infilano nel casco,prima di pini,poi fiori,l'odore del mare che vi riempie le narici e vi chiama sul bagnasciuga. Questo non lo potete sentire chiusi nell'abitacolo di una macchina,lo potete solo immaginare.

Credo che Dio abbia una moto.

Grazie Ale

lunedì 24 gennaio 2011

La Paola di Torba di Gornate Olona (2)

Avevo già descritto questo luogo magico (La Paola di Torba di Gornate Olona),  non riesco a non farlo quando una semplice serata in compagnia di un amico diventa qualcosa di più.

Un venerdì di metà gennaio, lo Stè come coprotagonista designato, un luogo dove entro sempre con discrezione per valutare al meglio la mia percentuale d'intrusione.

Si perchè alla Trattoria di Torba l'atmosfera d'antan regna sovrana, riuscire ad immergervisi è un momento da gustare e prolungare, se possibile....

Siamo in ritardo già prima di ordinare, scopriremo poi che i nostri Amici avevano già intuito che ci avrebbero aspettato a lungo per il consueto incontro "birroso" del venerdì.

Dalla prima volta sono passata tante altre visite, adesso la Paola e la Daniela non sono più semplici gestori di una trattoria amata bensì persone che ho il gran privilegio di conoscere e che, grazie all'intercessione di un amico, mi permettono di condividere momenti della loro esistenza.

La Paola sempre discreta, i suoi ricci ribelli intrappolati da una forcina una volta o raccolti da uno chignon un'altra, sempre sorridente e disponibile, il rito della declamazione del menù che avviene di nuovo, ora però riesco anche nell'ardire di interromperlo.

Intravedere la Daniela in cucina è una sicurezza, ho la certezza che anche il peggiore degli imprevisti sia sotto controllo, che abbia la totale padronanza della situazione grazie ad una notevole pragmaticità ed una praticità fuori dal comune.

Due sorelle parte di un unico disegno eppur diversissime, il sole e la luna, lo yin e lo yang, il sale ed il pepe, il sogno e la razionalità.

Non riuscirei però ad immaginare questo posto senza una di loro, è perfetto così con le sue atmosfere e la genuinità sapida della sua cucina.

Certo in questo periodo, dopo i bagordi delle festività non è il posto consigliabile per rimanere in linea viste le innumerevoli tentazioni a cui si è sottoposti.

Nonostante tutto sono stato bravo, non ho bevuto alcolici, ho scelto piatti leggeri e saporiti non sentendomi troppo in colpa verso il RAC ( Regime Alimentare Controllato ) appena intrapreso.