Visualizzazione post con etichetta Amici. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Amici. Mostra tutti i post

domenica 20 febbraio 2011

Antica Osteria di Montecarelli

Ci dev'essere qualcosa di particolare nel nome Paola...
mi segue ovunque ci sia un luogo dedicato alla buona cucina.
Stranamente oggi non voglio parlare della Paola di Torba, il suo posto nelle mie elucubrazioni mentali è riservato alla paola di Montecarelli.
Una scoperta per la quale devo ringraziare Mauro ed i combrikkoli per avermici portato.
L'Antica Osteria di Montecarelli è una piccola oasi di cucina casareccia ubicata tra Emilia e Toscana.
Montecarelli è uno dei tanti paesini sulla SS 65, poco interessante in quanto molto simile ai tanti che si trovano in zona.
Possiede però un piccolo rustico scrigno di sapori gestito da una donna che sa alla grande il suo mestiere e che riesce con la sua parlata toscana a rendere tutto più allegro e piacevole.

Oggi i miei compagni di viaggio erano Mauro, immancabile nelle uscite mangerecce in zona e Marco, graditissimo compagno di avventure motociclistiche.
Il tempo non è stato molto d'aiuto, la pioggia bagnava distrattamente ed in modo poco convinto tutto il paesaggio.
Un intenso livore che estremizza una luce diffusa che annulla le ombre, i confini ed i perimetri delle cose.

Una porta finestrata in legno scuro, il riflesso della luce che non permette allo sguardo di intromettersi all'interno,
tutto ciò consente allo spirito lo stupore nella visione di questo piccolo grande locale.
Un bancone solido a destra, una sala che sembra un corridoio, stretta ed angusta dove tavolacci in legno rustico flirtano con gli avventori per invogliarli a sedersi, vecchie foto in bianco e nero a memoria storica di un posto che è apparentemente è mutato poco nel tempo.
Colori forti, legno scuro, cotto per il pavimento e semplici tovagliette di carta del colore di quella del pane, rustiche come conviene al posto.
Un menù semplice scritto a penna su una tovaglietta:

antipasti misti di salumi e formaggi toscani;
una manciata di sughi disponibili con altrettante paste fresche;
un paio di secondi e due contorni;
per concludere altrettanti dolci.

Si respira un clima mai frenetico, strano di nuovo la similarità con l'inerzia conviviale che si respira alla trattoria di Torba presso "l'altra" Paola, un simpatico cameriere che prende gli ordini i profumi di "buono" che si mescolano tra loro dando a tutto un sapore indefinibile ma piacevole.

Poi il tagliere fa il suo ingresso trionfale a tavola: colori, profumi forti e sapidità.
ogni volta che sono qui mi rendo conto che ad ogni cosa c'è una spiegazione, il pane toscano senza sale altrove non sarebbe gradito, qui è una necessità!! Salato sarebbe troppo, i salumi creano la magia di renderlo piacevole in un'unione di sapori perfetta.

Mai avrei detto che mangiare frattaglie potesse essere così gradevole, invece la salsa di Lampredotto dischiude i suoi profumi su un crostino caldo, piacevolissimo.
I primi sono abbondanti, io e Mauro optiamo per le pappardelle ma con condimenti diversi, ai porri e gorgonzola per me, agli asparagi e pecorino lui, Marco prende invece gli gnocchi con il medesimo condimento di Mauro.
Alla fine i pur piacevoli secondi non li ordineremo, preferiamo passare al dolce.
Anche li la signora al comando di tutto mi concede la possibilità di fare un assaggio di due squisite dolcezze Home made, tanto semplici quanto gustose, la compagnia di 2 amici motociclisti fa il resto.

Anche se siamo qui in macchina, nel nostro rientro come all'andata si condividono le esperienze a 2 ruote su questa strada maestra che unisce due culture enogastronomiche eccezionali.

lunedì 15 marzo 2010

Bernina Express, the other way...

un week end memorabile..
che paese splendido.
mi sa che se in ogni stagione mi da tanto...
forse forse...

to be continued

martedì 16 febbraio 2010

Zsuzsa ès Macska

Una sera di gennaio, freddo intenso, fitta nevicata.
Sono invitato a casa di miei due cari amici, se non nevicasse tanto probabilmente eviterei di prendere la macchina.
Eppure Budapest sotto la neve assume una connotazione particolare, diventa tutto più silenzioso, più romantico, più etereo.
La piccola Panda presa a noleggio pattina, svolta a destra poi a sinistra e poi ancora, in uno zig zag tra sensi unici ma alla fine giungiamo nella Prielle Kornélia utca.
Zsuzsa e Macska ci aspettano, parcheggiamo e saliamo al terzo piano di un moderno ma bel palazzo costruito da poco.

La casa dei ragazzi è accogliente, calda, ospitale.
Con loro ci si sente sempre a casa, come in famiglia. In ogni angolo sono presenti oggetti che riportano nei luoghi in giro per il mondo che loro hanno girato. Nepal, Perù, Bolivia, Indonesia, Thailandia e potrei andare avanti ancora.
Tutto però trova una sua dimensione, un suo posto d'elezione nell'apparente casualità della disposizione scelta dai padroni di casa. Era molto tempo che non ci vedevamo, io ero a Budapest quando loro erano in giro per il mondo, per assurdo una delle ultime volte che siamo stati assieme per più tempo è stato qui a Milano.
Tutto questo non fa che acuire il piacere di stare assieme, di parlare dei più svariati argomenti tra cui anche il loro recente matrimonio. La presenza di mia mamma inoltre non è assolutamente un limite come potrebbe essere per tanti gruppi di amici, lei è capace di integrarsi alla perfezione con noi, tra l'altro conosce Zsuzsa da quando era una bimba, non per nulla è la figlia dei vicini di casa di mia nonna a Budapest.
Lui il suo moroso, ok adesso è suo marito, ma per me rimangono comunque una coppia di amici di quelli preziosi perchè nonostante ci si veda poco è sempre come essersi lasciati da pochi minuti.
Mi accomodo sul divano a parlare di moto con Macska, mamma chiacchiera con Zsu mentre lei prepara la cena.
Una cena frugale, con deigli ottimi toast superfarciti e dell'insalata con uno squisito condimento con miele ed aglio( ok detto così per gli italici gusti sembra una schifezza, ma garantisco che una volta provata ha dell'insolitamente gustoso ).
Frugale la cena, ma la convivialità con cui l'abbiamo consumata non sarebbe paragonabile al miglior ristorante stellato del mondo. La fortuna di conoscere le persone giuste che ti fanno sentire parte di qualcosa invece di farti sentire un ospite.
Poi le foto del matrimonio, la felicità di parenti, la loro, Zsu in un favoloso abito bianco avorio, lui in camicia bianca e pantaloni neri, fiero di non aver mai messo una giacca in vita sua.
Io ho appena toccato l'ottimo vino che abbiam bevuto (maledetti antibiotici), l'allegria tuttavia cresce con il passare del tempo anche per me.
Quasi a fine serata ci raggiunge anche un loro amico, 30 secondi ed è come conoscersi da sempre anche con lui, la convivialità della serata contina...

Con loro è sempre, sempre così...

Amici lontani, cuori vicini.


mercoledì 7 ottobre 2009

Amphiprion Bicinctus

Conferme, sono quelle che senti dentro le budella.
Domande perenni, alle quali lentamente cerco di dare risposte.
Letture, sempre intense, ermetiche, dalle mille sfaccettature.
Sensibilità, immensa, profonda, diffusa.

Personalità intima, che incuriosisce ma non svela.
Il Bivio come una costante, sarà giusta la prima o la seconda scelta?
Essere impauriti davanti ad una domanda presuppone acume, non dare per scontato una risposta e ponderarla a lungo lo stesso.
Il non essere scontato nella preferenza di una stagione dell'anno..

Sei da scoprire, il mio cruccio è non poterlo fare di persona....

almeno per il momento.

martedì 28 luglio 2009

8 passi e mezzo

Domenica 26, cielo incerto, temperatura tutto sommato accettabile.
Ore 6.23, ho appena finito di fare colazione, il rito della vestizione comincia, metodico come sempre.
Ore 6.50 ingresso in tangenziale e noioso traferimento sino all'area di servizio Brughiera ovest ove recupero i miei compagni di viaggio.
Da qui trasferimento sino a Varese ove alle 8.23 recuperiamo gli ultimi partecipanti alla nostra giornata in moto.

Fin qui il trascurabile, da qui in avanti il bello dello stare tra amici e del gusto della guida in posti meravigliosi.
La ss da Varese a Bellinzona ha pochi spunti interessanti se non il fatto che il paesaggio varia sempre in meglio proporzionalmente all'altezza dei monti circostanti.
A pochi km da Bellinzona la discesa che dal Valico di Monte ceneri (554 slm) porta in picchiata giù in città è piacevole, un misto veloce dalle pendenze a tratti elevate con tre o quattro tornanti da percorrere in appoggio con panorama sulla valle.
Ebbene si è lui il "mezzo" del titolo, troppo poco alto per consideralo un passo ma interessante dal punto di vista orografico e tutto sommato piacevole da percorrere.

Da Bellinzona a Biasca ci separano circa 20 km di strada cantonale dritta come un fuso ma data l'ora mattutina poco trafficata e di veloce percorrenza, da qui in poi ci attende la salita al Lucomagno, la valle è ampia e tende a restringersi sempre più sino all'altopiano dove è ubicata olivone, poi il percorso segue un tortuoso arrampicarsi sul fianco della montagna fino a raggiungere il passo sito ai 1976 mt slm, il paesaggio varia dal bosco di conifere sino al brullo pascolo di alta montagna.


Sosta di rigore al Hospezi s.Maria in cima al passo, per un ottimo caffè in tazza grande ( so di essere una rarità ma a me piace anche questo oltre l'espresso ) ed un croissant alle noci (che bontà); ripartenza alla volta di Disentis/Muster per un veloce misto che sembra essere inghiottito dal bosco, per poi risalire in un percorso tortuoso cerso l'altopiano ove è sita questa bellina cittadina grigionese.

Passo numero uno depennato dal taccuino di viaggio!

Dopo una sosta benzina( la Zetina ringrazia per la 98 ottani al prezzo più basso della verde qui da noi .... ), ci accingiamo ad attaccare la salita verso l'Oberalppass, vero e proprio residuato storico della metà dell'800.
In effetti i tratti più vecchi sono poco più che una carrozzabile asfaltata, però il paesaggio è idilliaco, a tratti sembra che il grosso nastro d'asfalto prenda vita sotto le Dunlop di Hime.
Peccato che il traffico domenicale, a differenza dell'Italia qui in Svizzera sembra che la gente prediliga le strade con un'anima e non l'impersonale e veloce autostrada. Dicevo del traffico, spesso interrompe il piacere della guida fluida, capita sovente di trovare un lentissimo camper, e se ti capita nel tratto di tornanti in salita sei costretto ad attendere tratti di strada più propizi ad un sorpasso.
Tuttavia i 2046 mt slm dell'Oberalp arrivano con tanto di foto ricordo,



e dire che nello stesso giorno di un anno fa qui il diluvio imperversava, oggi una giornata perfetta, caldo quanto basta e asfalto "gripposo" a sufficienza.





La discesa verso Andermatt è breve e veloce, forse anche troppo e le poche curve sono veloci da piegoni con le pedane che scintillano a contatto con l'asfalto.
Unica segnalazione e nota di demerito per il tornante in galleria non segnalato, piuttosto pericoloso.
Alla fine appare Andermatt dall'alto come se un grosso palco ci permettesse di ammirare la platea di uno spettacolo al contrario.

Passo numero due depennato dal taccuino di viaggio!

Da Andermatt a Wassen, un toboga di tornanti anche parzialmenti coperti ci permette di superare il notevole dislivello tra la piana di Andermatt e la cittadina di Wassen.
Qui il traffico è un vero e proprio incubo, sarebbe da tornarci in settimana.
Un cartello blu ci indica che la svolta a sinistra ci porteà sul terzo passo del taccuino di viaggio, il Sustenpass ( 2224 mt slm ).









la vallata morenica viene rimane a valle del nastro d'asfalto che a salire da questo lato del passo rimane un veloce percorso dalla ottima visibilità sino ai 2 tornanti con cui si arriva al passo. Qui dal cantone di uri si entra nel Oberland bernese e la SustenStrasse sino a Gadmen è qualcosa di godurioso a livelli poco descrivibili, trovi qualsiasi cosa che dia gusto nella guida con il solo punto di attenzione delle gallerie nelle quali l'asfalto è sovente umido o bagnato.
Sino ad Innertkirchen il paesaggio è sempre più verde di pascoli e boschi, lo stereotipo della svizzera alla Heidi è qui.

Passo numero tre depennato dal taccuino di viaggio!

Già pregustavo l'ottimo latte fresco della Sozial Molkerei di Guttanen, assaggiato lo scorso anno, ed invece essendo domenica è chiuso. In compenso anche qui il nastro d'asfalto che conduce ai 2165 mt slm del Grimselpass e fantastico, sino ad Handegg dove si trova la Gelmerbahn (funicolare dalla maggiore pendenza al mondo (106%) che porta sino al Gelmersee) consente di godersi il paesaggio montano in piacevole scioltezza, poi diventa più impegnativo ma stimola la parte di me che porterebbe all'arresto.







La nostra sosta pappa



la effettuiamo al Grimsel Hospitz, uno spuntone di roccia in mezzo ad un invaso idroelettrico, talmente bello da rendere la commistione opera umana-opera della natura di uno splendore unico.
La sosta dura un oretta circa, per rifocillarci e fare quattro chiacchiere e rendersi conto di aver l'impressione di essere sul tetto del mondo.





Dall'Hospitz al passo il ... passo è breve, 5 tornanti e si supera il valico con i due rifugi agli estremi del Totensee. Altri sei tornanti con una decina di allunghi molto gustosi e si raggiunge Gletsch.




Passo numero quattro depennato dal taccuino di viaggio!

Il Rhonegletscher ci aspetta con la sua grotta azzurra scavata nella sua pancia viva.
la salita verso il Belvedere ed il rifugio del ghiacciaio scorre a velocità warp, non sono riuscito a trattenere la mia parte oscura, se è capitato al tizio davanti a me con il suo gsx-r anche io devo aver lasciato dei graziosi virgoloni neri sull'asfalto chiaro. Sante Dunlop.
Aspetto i miei amici ed assieme sperimentiamo la visita alla grotta azzurra, impressionante venire a conoscenza che nel 1947 il ghiacciaio lambiva il rifugio mentre oggi siamo costretti a fare un 5 minuti buoni di scarpinata.
Garantisco che con tanto di tuta in pelle e stivali a 2000 mt abbondanti la fatica ci mette poco ad arrivare.






Superiamo i 2.431 mt slm del Furkapass di slancio e proseguiamo alla volta di Andermatt, ed a parte gli ultimi 5/6 km da Realp a Hospental la strada offre panorami mozzafiato.

Passo numero cinque depennato dal taccuino di viaggio!

Il San Gottardo ci aspetta, bello il pezzo iniziale veloce e scorrevole ma il punto clou di tutto questo itineario rimane quello che ci aspetta dopo un cartello bianco con la scritta Gotthardpass, il vecchio san Gottardo, ancora non asfaltato ma lastricato di tanti mattoncini di porfido, un po come i San pietrini a Roma ma grandi all'incirca la metà dei cugini romani.






il primo tratto sino al valico percorre un tratto rettilineo in un ampia valle, dal valico sito ai 2108 mt slm ci caliamo in un budello di curve in una gola che sembra quasi un orrido per quanto è stretta in alcuni punti.
Qui la guida sportiva va a farsi benedire a favore dello stupore nel vedere che una strada originaria del XIII secolo sia ancora qui, nonostante i "restauri" deli ingegneri svizzeri.
purtroppo lo stupore termina ad Airolo, siamo tornati in Ticino e tra poco ritorneremo nel Vallese..

Passo numero sei depennato dal taccuino di viaggio!

Airolo, Bedretto, All'Acqua.. la velocita segnata dal tachimetro è da arresto, ma è tutto troppo sgombro da traffico ed elementi di disturbo per non inisistere con pieghe e curve ad alta velocità.
Da All'Acqua in poi la val Bedretto impenna verso l'alto dei 2480 mt slm del NufenenPass tra tornanti e curve da raccordare, pena perdere il ritmo.
In cima al passo si ha una vista mozzafiato sul massiccio dello Jungfrau a nordovest, e su ghiacciai e valli moreniche.







Dal passo ad Ulrichen la via emoziona grazie alla luce tesa del tardo pomeriggio, i contrasti si fanno più forti ed i contorni sembrano essere pennellati con un pennello più spesso.
Prima paura del tour nell'ultimo tornante prima dell'abitato di Ulrichen, esco un po largo nonostante la velocità tutto sommato ridotta ed apro il gas in prossimità della riga bianca di mezzeria, penso che nemmeno il ghiaccio potesse essere così scivoloso.

Passo numero sette depennato dal taccuino di viaggio!

Briga è relativamente vicina e la fondovalle è veloce nel portarci a destinazione ma l'imprevisto è li in attesa, Mimmo e Manu scivolano poco prima di Bitsch, per fortuna senza conseguenze gravi se non qualche lieve ammaccatura fisica e morale e qualche grffio alla Zetina.
l'inconveniente ci separa, ed io e Rob saliamo al passo assieme, Max Mimmo e Manu ci precedono, certo che le indicazioni per il passo sono un po confusionarie, ci mettiamo un po a trovare la strada giusta.
Il Simplonpass, 2005 mt slm, è stata la delusione del tour paesaggio splendido ma dal punto di vista della guida non mi ha regalato nulla, forse perchè preoccupato per le condizioni di Mimmo e Manu, non avevo più voglia di fare foto. Sino a Domodossola la strada corre veloce ma senza emozioni, nonostante la profonda gola che attraversiamo.
Penso che gli darò comunque una seconda possibilità in futuro.

Passo numero otto depennato dal taccuino di viaggio!

Da qui la Straziostrada fino a Milano ed i 700 km abbondanti concludono la mia giornata in compagnia di persone stupende e di paesaggi, profumi, suoni che non dimenticherò facilmente.

8 passi e mezzo

domenica 12 luglio 2009

Amici distanti


Lui è uno dei miei migliori amici,
lei l'ho conosciuta tramite lui.
hanno la fortuna di vivere in posti meravigliosi, che mi hanno portato a conoscere.
oggi ho assaporato l'aria, l'acqua, la birra, quel guardarsi e capirsi che solo raramente succede.
Grazie a tutti e due di cuore.
vi voglio bene.

lunedì 15 giugno 2009

Omino ermetico(2)

sei sfuggente, sei intrigante, sei interessante.
ma ti odio lo stesso:
vorrei riuscire a carpire l'essenza dei tuoi pensieri che è sempre un piacere leggere.
:)

mercoledì 28 gennaio 2009

Una domenica .... qualunque

Eccomi qua, è praticamente mezzanotte...
Un bicchiere di buon Porto ed i pensieri tornano al fine settimana appena passato.

Un bel fine settimana! Il sabato mattina passato sotto una flebile pioggerellina per recuperare della panna acida in un negozio russo in centro. Un pomeriggio a fare una spesa maggiorata per le 8 persone che la domenica mi terranno compagnia.

Domenica mattina la sveglia suona presto spalanco tutte le finestre per far entrare aria nuova come faccio ogni mattina, ma oggi è un po più importante, deve essere tutto al meglio.

Questo pranzo è stato rimandato troppe volte e quindi ci tengo in particolar modo:

le palacsinta emergono da una semplice pastella per trasformarsi in dischi perfetti nella padella antiaderente. Completata questa incombenza passo al ripieno, noci, cannella, panna, zucchero e rhum. Poi la salsa al cioccolato, mi stupisco sempre allo sciogliersi lento di una tavoletta di cioccolato fondente, cambia colore e sprigiona un bouquet di profumi esaltante, quasi mi dispiace mescolarlo a uova zucchero latte vaniglia e rhum.

Ma il risultato è una sublime morbida salsa al fondente al rhum che andrà a ricoprire le palacsinta calde di forno.

Poi passo al Körözött, un tripudio di ricotta, burro, panna acida, paprika dolce e piccante, cumino e cipollotto tagliato a dadini piccolissimi. Il tutto mantencato fino ad ottenere una spumosa crema rosa dal sapore particolare e pungente quanto basta.

Poi la zuppa di funghi, impreziosita da 10 grammi di funghi porcini e da una generosa dose di panna acida.
Il piatto forte è il paprikàs csirke, ovvero il pollo alla paprika. Piatto che nella sua semplicità è una delle bandiere della cucina magiara grazie alla povertà degli ingredienti, nel loro insieme sorprendentemente succulenti.
La cipolla che cambia lentamente colore da un bianco pallido ad una traslucente lucentezza per poi diventare fiammeggiante grazie alla generosa capacità colorante della paprika.
Poi il pollo a pezzi a rosolare e quella giusta dose d'acqua a completare la cottura lenta e stufata.

Poi gli amici che arrivano alla spicciolata rendendo viva questa piccola casa.

Come dicono gli inglesi “feeling home” è la sensazione che provo con voi attorno.
Mi fa star bene, è come se la vostra presenza fosse naturale, come se abitaste qui con me tutti i giorni.
Singolare essere li a rendersi conto di questo, osservare senza invadenza il vostro parlare, il vostro aiutarmi ad apparecchiare ad abbrustolire il pane. È un viavai tra il tostapane ed il tavolo, certe volte è il tavolo sotto forma di cestino che si avvicina al tostapane.
Il brindisi a gewurtztraminer il girare dei piatti e della ciotola di Körözött e del barattolo di crema d'oca.

Devo avere una faccia da ebete, sorriso stampato in faccia ma probabilmente ci siete abituati.
Non ci fate caso.

La zuppa vola via dalla pentola ai piatti e dai piatti nei cucchiai..
fin'ora tutto ok, noto con piacere che siete soddisfatti.

Ok adesso è la volta del pollo, va finito, va aggiunta la panna acida per renderlo perfetto e vanno preparati i nokedli ( qualcuno li conosce con il nome di spatzle o gnocchetti ).
preparati e distribuiti. Dopodiché è la volta del pollo a completare armonicamente il tutto.

Per finire le Gundel palascinta, rosolate nel burro e finite per 10 minuti in forno e poi inondate di salsa al cioccolato al rhum. Una delizia accompagnata prima con un favoloso recioto della valpolcella e poi con il Porto che sto lentamente finendo mentre aggiungo lettere a questa riflessione.

Siamo stati assieme dalle 13 circa sino alle 18, parlare di mille argomenti senza mai prevaricarsi.
Siamo stati l'essenza della convivialità, come ho detto a tutti voi sono le giornate così che mi fanno ancora credere all'amicizia.
Esser li a disquisire su argomenti molto seri mentre c'è chi lava i piatti e non dovrebbe e chi li asciuga. Star seduti in 4 su un divano che in teoria dovrebbe essere per 2 :D

Quando andate via mi sento disorientato, eravamo in 9 adesso sono di nuovo io con me stesso a far andare i neuroni....

così erano i pranzi domenicali dei nostri nonni, con tutta la famiglia intorno, ne sono convinto!

Calore familiare anche se siamo “solo” ottimi amici..

pranzo domenicale...

venerdì 16 gennaio 2009

Domande ricorrenti

È un periodo strano,
mi trovo a riflettere alla una di notte su fatti che mi stanno accadendo in questi giorni.

Fino a che punto l'amicizia tra 2 ragazzi è considerata “sana” e quando invece no?
Perchè dovrei limitare il sincero affetto verso un caro amico? Perchè la gente godrebbe nel malignare attorno ad un'amicizia con la “a” maiuscola, perchè forse nel mondo di oggi c'è in giro troppa invidia??
é un istinto di conservazione, un cercare di evitare la sofferenza quello che ci copre di una patina di cenere nei rapporti interpersonali?
Nelle amicizie e nell' amore non ho mai sopportato le sfumature, il mio lato razionale vede tutto o bianco o nero. Cerco di aprirmi completamente all'amicizia e Dio solo sa le batoste che ho preso per eccesso di fiducia.
Poi capita la magia, le persone che ti sono attorno si fidano di te, ti raccontano cose che non racconterebbero ad altri e tu ti ritrovi a soffrire con loro nelle loro sofferenze ad essere felice sino alle lacrime quando loro lo sono.

Quindi alla fine l'amicizia cos'è? È un sentire complice le cose quindi, un capirsi al volo, un sapere le esigenze dell'altra o dell'altro alla prima occhiata senza bisogno di parole?

Ma allora la differenza tra l'amore e l'amicizia è davvero così labile?

Poi capita che una ragazza sparita nel nulla poco prima dell'estate i ricontatta agli inizi di gennaio.
Sono davanti al mio notebook incredulo al quel lampeggiare di messenger...
Poi quell'unica domanda che mi frulla in testa vorticosamente: “ma … sei veramente tu?!?!?”
poi le parole scorrono come se ci fossimo sentiti fino a 2 minuti prima.
La cosa buffa è che non ci siamo mai visti e che pur avendo i rispettivi numeri di telefono non ci siamo mai parlati. Ti considero una persona speciale e lo sai e non voglio rovinarmi il gusto di ascoltare o meglio sentire la tua voce. Cullo il pensiero di sorprendermi e di sorprenderti con il mio stupore per poi ricominciare a parlare del più e del meno.
E li la mia mente ricomincia questo vorticoso flusso di domande:
ma perchè tutto questo tempo? Perchè proprio adesso? Non credo nelle seconde possibilità però adesso sono contento che magari ci sarà l'occasione di trasformare questa amicizia virtuale in una vera amicizia.

Questa sera invece voglio sentire una voce che conosco bene, ho imparato ad apprezzare la persona a cui appartiene, come ho sentito la tua voce sull'orlo del pianto ho immaginato i momenti precedenti alla tua risposta. Tu che guardi il telefono e lo lasci squillare, solo in casa quando vorresti essere con lei, vuoi parlare delle difficoltà che attraversate ma non sei certo di volerlo fare.
Eppure alla fine cedi e mi parli, mi parlerai per quasi un'ora, ti parlo per quasi un'ora sento lo sconforto, la pena e in tutto questo anche il sollievo che provi sapendo di poter contare su qualcuno.
Sappi che potrai sempre farlo in ogni momento. E quel messaggio non era ne scontato ne prevedibile, sappi che le parole più semplici spesso sono dense di significato e sono le più difficili da dire. Ti voglio bene anche io e tanto.

Sempre questa sera ero a casa di un amico, è strano constatare come ci si capisca al volo.
La sua pazienza nell'aspettare che io metta giù il telefono. Non avevo il coraggio di farlo, non era il momento di metterlo giù. C'era chi in quel momento aveva più bisogno di me. Poi la serata, la cena, il dvd. Tutto come sempre in una rassicurante routine. A lui posso chiedere in prestito le cose, di lui so che posso fidarmi, so che posso dire quello che penso senza filtri a costo di incazzarmi e so che per lui è lo stesso. Ci conosciamo da più di 15 anni eppure a parte una stempiatura ed un po di pancetta in più è sempre lo stesso ragazzino di sempre con cui passavo ore ed ore a giocare a ping pong prima in un giardino di una casa residenziale e poi in quella camera d'appartamento votata a sala giochi.

Poi gli amici lontani quelli che forse non hanno la minima idea di quanto siano importanti per me, dell'importanza della loro opinione, di uno sguardo o di una stretta di mano.

Questo mi porta ad un'altra considerazione: quanto le nostre azioni influiscono sulla vita dei nostri amici??
i consigli e le opinioni che ho dato stasera saranno utili? E se fossero stati quelli sbagliati??
sarebbe bello avere la certezza di non far soffrire le persone a cui si tiene.
Ma forse è solo il fatto di pensare a tutto ciò che ci da una marcia in più? A non essere vuote marionette nelle mani di una società allo sbando??

Spero di continuare a pormi domande, la curiosità e la voglia di conoscere mantiene vivi, come gli amici sinceri

Amicizia

giovedì 8 gennaio 2009

Giornata perfetta, Uomo quasi perfetto

Beh! dire che il collegamento con l'altro mio scritto è palese...
Alagna comincia a piecermi sempre di più anche se questa volta la partenza non è stata proprio facile.
Mi spiego, il fatto di non essere indipendente dal punto di vista motoristico a 4 ruote per me in questi casi è un vero e proprio limite, ma la passione motoristica ai tempi impose una scelta o 2 o 4 ruote. Ancora oggi rifarei quella scelta un milione di volte.
la macchina è un mero mezzo di trasporto, la Moto ( il maiuscolo non è un errore di battitura ) è PASSIONE PURA al 100%.
Detto questo rientro in argomento, perchè questo potrebbe sviarmi dal vero proposito che mi spinge a scrivere questo insieme di pensieri.
Dicevo l'alba (ore 4.45) del 5 gennaio 2009 è stata un po traumatica dal punto di vista della sveglia, devo smetterla di mettere suonerie strane sulla sveglia del mio telefono mobile, per poco non mi prendeva un colpo quando ha cominciato aad ululare un'allegra suoneria tzigana.
ah! le origini alla fine mi danno una spinta in più come un bel calcio nel di dietro.
fifty fifty direi.
alla fine l'appuntamento con il ligure e la sarda era alle 7.00 alla fermata della MM1 di Milano Molino Dorino.
La nebbia è inclemente e rende il freddo ancor più pungente.
Sembro uno che sta traslocando con il suo sacchettone blu dell'IKEA, era l'unica cosa abbastanza resistente da contenere la mia tuta da sci, e gli indumenti termici necessari ad una sana e corroborante SCIATAAAAAAA.
L'Amico di Varese ci aspetta all'uscita della tangenziale e per me il viaggio continua con lui e con al sua "Ciccia" rossa.
Mezzo icredibile, Jappo anche lei 200,000 km suonati e non sentirli.
arriviamo dopo un paio (uhmmmm forso qualcuno di più) di sorpassi "cattivi" ad Alagna alle 9 e spiccioli minuti.
La nebbia è oramai un lontano ricordo, ed il sole ormai splende su un cielo azzurro come ormai Alagna ci ha abituato.
La neve è tenta e pregusto già le piste con i miei Volkl appena nolleggiati.
Un veloce acquisto dello skipass e il simpatico Gruppetto di "milanesi" acquisiti ed il varesotto sportiveggiante sono ai 2050 mt dell'arrivo dell'ovovia.
la neve è perfetta, e "scricchiola" sotto gli scarponi.
Il ligure ha fame, ringrazio il cielo perchè se no gli avrei addentato io un braccio.
Così invece ci mangiamo una focaccia ed una rustichella e siamo in linea di partenza.
l'arrivo in cima alla seggiovia è come un inizio di una nuova avventura bianca.
la discesa è insospettabilmente sciolta, saranno i Volkl o sono solo io che sono migliorato?
la giornata mi permetterà di capirlo via .... sciando.
rimango solo nella discesa, la pista è semideserta, la neve stride sotto gli sci, un rumore che mi esalta sempre, lo associo sempre a sensazioni piacevoli come il cammire sulla neve fresca quando è ancora immacolata , essere il primo a farlo.. Non sarà che è la neve in se a darmi sensazioni positive?
Il ligure segue la sua sarda metà nei suoi primi approcci con la tavola, io e l'Amico di Varese con i nostri classici sci ivece ci portiamo un pon avanti, siamo più o meno allo stesso livello e quindi non dobbiamo aspettarci troppo l'un l'altro.
Diciamo che in certi frangenti io sono più veloce, ma lui è assolutamente più tecnico.
Credo di essere orrendo da vedere, l'obbiettivo è essere più tecnico ed avere un filo di stile in più.
Però per oggi chissenefreeeega!!!! mi sto divertendo un mondo e sto sciando piuttosto bene, nel senso che non fatico, nulla mi risulta troppo difficile da fare e la discesa scorre via e siamo di nuovo agli impianti di risalita.
Cambiamo pista, un po di difficoltà in più, testiamo se le sensazioni iniziali sono reali.
la difficoltà aumenta la facilità di sciata anche, devono per forza essere gli sci non c'è altra spiegazione. :-D
nel frattempo il ligure con la tavola ci raggiunge e ci passa tipo soffio di vento di un cartone animato americano...
Direi che il ragazzo ha talento, anche se forse se la mena un tantinello di troppo.
Gressoney è li in fondo alla valle opposta, peccato che ci sia un sentiero totalmente piatto che va fatto di spinta, e peccato che un gatto delle nevi mi voglia investire in questo faticoso frangente.
poi la sorpresa, la pista che nella giornata di Sant'Ambrogio era un pullulare di gente, oggi, nell'istante che la percorro è praticamente deserta. tutta per me posso fare le linee che voglio.
Il vociare delle persone è dissolto, solo il fruscio della velocità nelle orecchie, il freddo che si insinua sotto il cappello, gli occhi che lacrimano nella percorrenza di un versante ormai in ombra.
La Montagna sa sorprenderti sempre nel bene e nel male.
Anche stavolta rischiamo di perdere l'ultimo collegamento per Alagna e quindi via di gran carriera verso gli impianti. è decisamente strano rendersi conto di essere in forma quando invece ci si aspetterebbe di essere esausti. In cima al passo Salati decidiamo di percorrere di nuovo tutta la pista che ci riporterà in paese.
quella del mio "Voglio un elicotteeeeerooooo!!!!"
Un filo di timore in sottofondo come se fosse una colonna sonora però affronto la cosa con sana ma profondissima salutistica ANSIAAAAA.
però dopo le prima curve tutto si appiana, va tutto bene e anche i tratti azzurri di ghiaccio mi fanno gola e mi faccio sempre più ardito.
Alla fine al cartello di "STOP" che identifica il nostro arrivo sono felice.
E stata una giornata GRANDIOSA come la sosta Cioccolata e Miacci.
Il ritorno in macchina tranquillo e di poche parole.
a sera inoltrata un messaggio sul telefono mobile:
"Ho le gambe che urlano....Però di felicità.... ;-)"
Come non essere d'accordo Amico mio.

martedì 28 ottobre 2008

Un Weekend in Trentino

ho fatto in discesa questa curva al massimo 5 minuti fa e adesso mi ritrovo ad entrare nello spiazzo del colle di sant' Eusebio dove rivedo gli occhi sorridenti di Luca, ebbene si il sorriso di Luca è accattivante anche per questo, sorride con tutto il viso:

è un sorriso aperto schietto sincero..

C'è anche la Fra, la vedo per la seconda volta, il primo impatto con lei è stato positivo, una ragazza con un bel carattere forte, e spero di approfondire la conoscenza in questi 2 giorni.


dopo aver scambiato 4 chiacchiere ci avviamo verso Ceniga, la strada è ancora lunga, ma sarà mooolto piacevole. Percorriamo le "Coste" in discesa, il maledetto polso sinistro comincia già a farmi male e purtroppo renderà la mia guida molto "menomata" per i 2 giorni.

Pazienza, la discesa verso Nozza scorre via per lasciare spazio alla veloce strada che porta al lago d'Idro, poi comincia per me il vero divertimento ovvero la val di Ledro da Storo a Riva del Garda.


il sole comincia a calare rendendo i contorni indefiniti e spegnendo lentamente i colori autunnali.

il lago di Ledro sembra una scura voragine che inghiotte la luce, come un grosso buco nero.

comincia a far freddo e non siamo troppo lontani dalla meta.

Il lungo tunnel finale ci butta nella discesona per Riva e poi da li pr Arco e poi Ceniga.


Siamo arrivati, finalmente posso far riposare un po il mio polso e possiamo scambiare 2 chiacchiere dopo aver parcheggiato le moto.


Che dire Luca è fortunato, vive in un posto bellissimo appena al di sotto della montagna, il giorno dopo con la splendida giornata di sole avrò di apprezzarlo ancora di più.
Adesso è il momento di salutare la Fra che ci raggiungerà più tardi, noi tra una birra una doccia e 4 chiacchiere passiamo il tempo prima di ritrovarci per andare a cena.

l'umidità cala sulla valle del Sarca, mi fa strano ammettere di aver scoperto grazie a dove abita un mio amico che il Sarca è anche un fiume. Fin'ora per me era una via di Milano.

ci ritroviamo a mangiare carne sanguinolenta e a bere un ottimo Teroldego come accompagnamento, raccontandoci innumerevoli cazzate. Poi i messaggi senza senso con il Gordolo, che era già notevolmente dai fumi dell'alcool.
finita la cena raggiungiamo Gordolo, il muwa ed altri alla Malga Campo per aumentare il tenore alcolico della serata.
Malga campo, mi ha fatto una certa tristezza vederla trattata con poco rispetto dal gruppo.
é una malga di proprietà comunale ( del comune di Drena ) affittabile da chiunque per passarci un fine settimana diverso dal solito.
pur avendo visto il posto solo di notte, come è buio quando non c'è la luce dell'uomo a rischiarare la vista.
La Fra mi dice: " Dav, ma a Milano le avete tutte queste stelle? "
al ché punto il naso verso il cielo.... lo spettacolo che mi toglie il fiato è un fondo scuro nel quale un fascio di tanti piccoli diamanti luminosi sembra galleggiare. Senza fine, immenso, indescrivibile.
Anche la via lattea è visibile, la cintura di Orione il grande carro e le tante costellazioni del nostro emisfero.
Uno spettacolo simile lo vidi solo la notte di San Lorenzo sul lago Balaton, quando puntando anche allora il naso all'insù vidi le mie prime stelle comete.
Miracolo della natura e della fisica.

lo stato dei nostri amici tende al devastante andante e quando la situazione comincia ad essere senza ritorno decidiamo per riportare i nostri stanchi corpi nei rispettivi letti per un sonno ristoratore.

La strada per casa ha dei vuoti dovuti al mio personale crollo sul divanetto dell'auto della Fra.
i ricordi sono parziali dovuti al sonno incipiente.

la mattina successiva ci svegliamo in ritardo, chissà perché me lo aspettavo.
ci prepariamo e siamo in sella per portarci all'appuntamento con Daniele e poi con gli altri 2 partecipanti al nostro giretto domenicale.

si comincia a far quattro curve, alla sosta benzina decido che la Jona2 per me rimarrà una voglia repressa, il cambio rovesciato non mi consentirà di reprimere una certo timore nel provarlo.

Deciso questo e fatta benzina la Cembra ci aspetta. Sono molto curioso di provare questo percorso, che però temo troppo veloce per i miei personali gusti motociclistici.
i Monti si fanno più aspri mentre superiamo una vallata per arrivare a Faver, il paesaggio è molto vario, superata la zona limitrofa a Civezzano le curve sono più piacevoli i colori autunnali mostrano le loro mille sfaccettature del giallo e del rosso, le rocce frastagliate dei monti fanno da cornice a tutto questo addormentarsi delle piante. Gli abeti invece sfoggiano la loro chioma sempreverde in aperto contrasto con i loro cugini cedui. la temperatura è frizzante le gomme calde al punto giusto, anche se le zone in ombra non vanno mai sottovalutate, possono nascondere insidie scivolose.
da Sevignano a Faver il profilo altimetrico prima precipita verso valle per poi risalire da Parlo fino a Faver in un gustosa serie di tornanti e curve abbarbicate alla roccia.
A Faver il panorama verso la valle sembra come quello di una terrazza panoramica di un lussuoso albergo.

Qui Comincia la SS612, ho studiato, Luca mi ha dato un paio di dritte sul come affrontarla e su dove sono i punti critici grazie alla consultazione di un suo video.

Ovviamente loro scompaiono all'orizzonte mentre io tento di non andare oltre velocità da me difficilmente comprensibili.

il paesaggio è favoloso, ed i boschi non hanno invaso ancora la carreggiata con le loro insidiossime foglie.
Al termine, presso Stramentizze ci si ferma al bar per un panino rifocillante.
ci si saluta e si riprende il motogiro. Credo che mi piaccia più a tornare, ma per esserne sicuro dovrei tornarci per mettermi alla prova.

Il nostro percorso ci porta verso Mezzolombardo, dove prendiamo la strada che porta verso Fai della Paganella. all'inizio mi gaso non poco finalmente qualcosa di più guidato dove fare un po’ di curve lente. Da Fai della Paganella ad Andalo e poi a Molveno le curve sono medio veloci, belle, asfalto niente male, in alcuni punti appena rifatto.
Seguiamo la Fra che disegna traiettorie precise e rotonde, caspita se mi piace come guidi!
è un piacere tenerti la scia in un ritmo costante e veloce al punto giusto.


le successive strade che portano a Riva del Garda hanno pezzi veloci e lenti per poi essere velocissimi fino al gran finale del lago di Tenno e dei sui innumerevoli tornanti in discesa
A Riva i saluti a Luca, alla Francesca e a Daniele, compagni di viaggio e d'avventura in questo primo assaggio di Trentino motociclistico.
Sono in moto da appena pochi Km e già sto pensando alle emozioni passate assieme, alle risate, ai racconti di vita( non solo motociclistica ) mentre percorro le buie gallerie della gardesana occidentale, il buoi enfatizza la sensazione di velocità o la velocità è reale e percepita?
comincio ad avere freddo ma non ci penso rimanderò alla sosta carburante la vestizione protettiva che mi accompagnerà fino a casa per un'autostrada noiosa ed umida..

Un Weekend in Trentino

martedì 14 ottobre 2008

Jessica

Il telefono squilla, numero nascosto, mah! Rispondo, chissà chi è…
Mi risponde una voce che mi dice qualche parola in francese, una voce familiare, mi sembra quella di …
Non ne sono sicuro e nella mia incertezza ripeto: “Pronto!?”…
Dall’altro capo dell’invisibile filo la voce mi fa :”Ciao David, sono Jessica come staii??”
Era un pomeriggio anonimo, ed invece è staro rallegrato dalla telefonata di una persona che non sentivo e vedevo da anni se non attraverso il telematico aiuto della posta elettronica.
Jessica, la mia collega parigina, la ragazza con quell’accento inconfondibile con la quale ho condiviso un sacco di pause pranzo. Collega perché anche se non lavoriamo più assieme, io a Milano lei a Parigi, per me lo è rimasta come lo era tanto tempo fa.
Ci capivamo al volo, anche se avevamo spesso idee divergenti, poi quando riuscivo a farla ridere ridevo con lei mi piace troppo la tua risata, mi mette di buon umore.
Mi racconta di lei, della sua vita dei suoi 3 nipotini, le dico che anche io diventerò zio molto presto. Lei incredula, le ho raccontato talmente tante volte di mia sorella che eravamo in due a non credere a questa cosa. Siamo entrambi molto felici.
Poi scherziamo sul fatto che andremo falliti a furia di fare regali ai nostri nipoti.
Alla fine 46 minuti di chiacchierata, del più, del meno, di ricordi comuni.
Un pomeriggio reso migliore da un’amica lontana

Jessica

martedì 7 ottobre 2008

Amici

Strano, un’insipida giornata di lavoro è scivolata via e mi trovo adesso in una calda serata estiva privilegiato spettatore di voi due.
Strano come da un mood tutto sommato negativo mi basti essere assieme a voi seduto all’aperto a bere qualcosa per sentirmi bene.
Eppure il posto non mi piace, ma con voi li ha qualcosa di insolito, sarà quell’invisibile alchimia che c’è tra voi?
Lui compagno di mille avventure, lei una scoperta tutto sommato recente.
Lui ligure, accento inconfondibile, personalità da vendere a pacchi adesso è abbronzato ed al tramonto della giornata i suoi occhi chiari sono i protagonisti della scena del suo viso.
Lei sarda, ma non lo diresti, non ne ha il minimo accento, viso particolarissimo, occhi che sorridono sempre, risata contagiosa e capelli fluenti ad incorniciare la sua particolare scena.
Sono un osservatore silente, non riesco a non osservare le persone che ho davanti, che siano estranei o cari amici come loro.
Il bello è che spesso nessuno si accorge di nulla, quasi ipnotizzato dalle mie parole o per meglio dire dalle mie innumerevoli cazzate.
Ma torniamo a loro, non sono io il protagonista di questo particolarissimo atto.
Non avrei mai immaginato che avreste potuto fare coppia, onestamente, invece mi sbagliavo alla grande.
Siete favolosi, la tenerezza con la quale vi scambiate languidi sguardi, le mani di lui intrecciate in un caldo abbraccio a quelle di lei.
Forse sbaglio ma lo fate con talmente tanta naturalezza che credo non ve ne rendiate conto. Siete sereni, vi prendete in giro, mi fate ridere.
La mano di lei che scivola sul ginocchio di lui per essere catturata delicatamente da lui.
Siamo li seduti a sparar cazzate mentre il tramonto diventa sera, il tempo passa ma con voi li sembra volato.
Vi voglio bene…

UNA COPPIA DI AMICI