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domenica 21 marzo 2010

Non disponibile

L'avrei dovuto sapere, non poteva essere che così.
Pensavo di essere schiacciato da una sofferenza non descrivibile a parole ed invece eccomi qui a riversar lettere su carta virtuale.
Sono passati solo 2 mesi da quando ti ho visto per la prima volta e da allora, dalla prima volta che i nostri sguardi silenti si sono incrociati, ho provato delle sensazioni che mai avrei pensato di poter provare.
Sensazioni sconosciute, di un'intensità pazzesca, che non capivo.
L'euforia delle prime parole tra noi, il suono della tua voce che non è più un mistero, il piacere di quelle quattro chiacchiere post allenamento.
Forse non ti rendevi conto del benessere che mi donavi in quei momenti, eppure è così.
Già allenarsi al mattino per me era fonte di benessere fisico, il concludere il tutto con lo scambiarsi alcune parole ha reso delle giornate lavorative molto migliori e tutto grazie a te.
Quante volte mi sono perso in quegli occhi verdi, occhi perennemente sorridenti che mi hanno trafitto dentro come se fossero stati capaci di spogliarmi di tutte le mie difese.
Ho desiderato più volte baciarti in modo da sorprenderti, per fortuna non l'ho mai fatto, sarebbe stato sbagliato come ho avuto modo di scoprire dopo, però dannazione se avevo voglia di sentire il sapore delle tue labbra sulle mie.
Poi è arrivata anche la sofferenza legata alla tua assenza, giorni in cui io avevo un bisogno impellente di rivederti e parlarti e tu invece non c'eri. Domandarsi il perchè di quell'assenza, senza sapere nemmeno il tuo nome, senza sapere nulla di te è stato ancora più frustrante. L'avere pensato di volerti dire certe cose e non poterlo fare, essere impotenti in questo.
Il come ci siamo presentati, forse in una situazione poco consona, ma sono fatto così, a volte non penso ma semplicemente agisco.
lo scoprire quelle cose in comune, continuare a fantasticare su di noi... benessere allo stato puro di quello che dentro ti sorride tutto.
Poi la notizia del mio traferimento in un'altra città per lavoro, la disperazione associata al fatto che forse non avrei avuto il tempo di dirtelo, di sparire e vedere una cosa bella che stava cominciando morire sul nascere.
I pianti al telefono con amici quel venerdì, cercando di capire come rivederti prima di lunedì per poterti parlare, per poter recuperare un qualsiasi mezzo con cui rimanere in contatto con te.
Un sabato qualunque, ormai non ci speravo più, eppure mi arrivi alle spalle mentre sono li a pulire la cyclette dal sudore di un'ora di fatica. Mi saluti, mi sorridi, ti sorrido...
Parliamo, forse sono stato troppo brusco nell' esporti la situazione..
Il tuo: " ma quindi non ti vedrò più?"
Io avrei potuto usare più tatto nel chiederti un numero di telefono, un contatto qualsiasi, ero spinto dalla necessità dell'urgenza e me ne scuso.
Capisco anche la tua risposta evasiva ed il sottolineare che eri li con il tuo ragazzo, anzi no l'hai definito fidanzato, il che è ancora più importante ai miei occhi.
Sentita quella parola mi sono sentito infinitamente stupido, come facevo a pensare che una persona come te potesse essere single!?! Ripeto devo essere proprio stupido.
Avrei pensato anche di piombare in uno sconforto totale ed invece sono tranquillo e sereno.
Non ho mai insistito con nessuno, mai separato coppie di amici, è meschino, non è da me.
Eppure ti ho amato dal primo istante, ti amo e continuerò ad amarti.
Non riesco a smettere di farlo, è più forte di me.

Volevo ringraziarti per tutto questo, pensavo di non essere capace di provare simili sensazioni per un'altra persona.
Hai forse risvegliato in qualche modo quello che dentro di me era ancora un piccolo seme che non era germogliato a causa dell'arido clima dove si trovava.
Adesso voglio solo parlarti a quattr'occhi per dirti altro, sempre se me lo permetterai.
Voglio che tu sappia tutto, quello che qui non riesco a scrivere perchè troppo personale, quello che solo guardandoti in quegli occhi chiari potrò dirti.

Ti amo L. tanto....

lunedì 15 marzo 2010

Bernina Express, the other way...

un week end memorabile..
che paese splendido.
mi sa che se in ogni stagione mi da tanto...
forse forse...

to be continued

venerdì 12 marzo 2010

Domande...


un gesto che vale più di mille parole
dove mi porterà questo flusso di emozioni?
mi sorprendo a pensarti
mi emoziono a ricordarti
mi diverto ad immaginarti assieme a me.
devo solo far passare il fine settimana
per rivederti e
sapere il tuo nome

mercoledì 3 marzo 2010

green eyes


sguardo intrigante
incroci fugaci
eppur non parli
come me non hai il coraggio?
se non fosse come dovrebbe?
se tu fossi solo una mia fantasia?
incredulo penso a te
a come potrebbe essere
il perchè proprio tu.
alla fine rimarrà solo una fantasia...


martedì 16 febbraio 2010

Perle d'odio

 

piccola perla
carica d'odio
sciolta nell'immensità.
Malato mare
amicizia che muore
irrimediabile perdita.

Zsuzsa ès Macska

Una sera di gennaio, freddo intenso, fitta nevicata.
Sono invitato a casa di miei due cari amici, se non nevicasse tanto probabilmente eviterei di prendere la macchina.
Eppure Budapest sotto la neve assume una connotazione particolare, diventa tutto più silenzioso, più romantico, più etereo.
La piccola Panda presa a noleggio pattina, svolta a destra poi a sinistra e poi ancora, in uno zig zag tra sensi unici ma alla fine giungiamo nella Prielle Kornélia utca.
Zsuzsa e Macska ci aspettano, parcheggiamo e saliamo al terzo piano di un moderno ma bel palazzo costruito da poco.

La casa dei ragazzi è accogliente, calda, ospitale.
Con loro ci si sente sempre a casa, come in famiglia. In ogni angolo sono presenti oggetti che riportano nei luoghi in giro per il mondo che loro hanno girato. Nepal, Perù, Bolivia, Indonesia, Thailandia e potrei andare avanti ancora.
Tutto però trova una sua dimensione, un suo posto d'elezione nell'apparente casualità della disposizione scelta dai padroni di casa. Era molto tempo che non ci vedevamo, io ero a Budapest quando loro erano in giro per il mondo, per assurdo una delle ultime volte che siamo stati assieme per più tempo è stato qui a Milano.
Tutto questo non fa che acuire il piacere di stare assieme, di parlare dei più svariati argomenti tra cui anche il loro recente matrimonio. La presenza di mia mamma inoltre non è assolutamente un limite come potrebbe essere per tanti gruppi di amici, lei è capace di integrarsi alla perfezione con noi, tra l'altro conosce Zsuzsa da quando era una bimba, non per nulla è la figlia dei vicini di casa di mia nonna a Budapest.
Lui il suo moroso, ok adesso è suo marito, ma per me rimangono comunque una coppia di amici di quelli preziosi perchè nonostante ci si veda poco è sempre come essersi lasciati da pochi minuti.
Mi accomodo sul divano a parlare di moto con Macska, mamma chiacchiera con Zsu mentre lei prepara la cena.
Una cena frugale, con deigli ottimi toast superfarciti e dell'insalata con uno squisito condimento con miele ed aglio( ok detto così per gli italici gusti sembra una schifezza, ma garantisco che una volta provata ha dell'insolitamente gustoso ).
Frugale la cena, ma la convivialità con cui l'abbiamo consumata non sarebbe paragonabile al miglior ristorante stellato del mondo. La fortuna di conoscere le persone giuste che ti fanno sentire parte di qualcosa invece di farti sentire un ospite.
Poi le foto del matrimonio, la felicità di parenti, la loro, Zsu in un favoloso abito bianco avorio, lui in camicia bianca e pantaloni neri, fiero di non aver mai messo una giacca in vita sua.
Io ho appena toccato l'ottimo vino che abbiam bevuto (maledetti antibiotici), l'allegria tuttavia cresce con il passare del tempo anche per me.
Quasi a fine serata ci raggiunge anche un loro amico, 30 secondi ed è come conoscersi da sempre anche con lui, la convivialità della serata contina...

Con loro è sempre, sempre così...

Amici lontani, cuori vicini.


sabato 26 dicembre 2009

Onde...


Apparente è il silenzio nella notte,
piccoli segnali ti ricordano che anche nel buio la vita brulica.
il battito solo nella sua unicità, ma molteplice nel suo ripetersi.
innumerevoli bivi che portano immancabilmente alla fine del labirinto.
Non voler sentire come istinto primordiale a proteggersi o forse semplice rifiuto degli altri.
un libro mai letto è sempre una pagina bianca, nonostante l'inchiostro usato per scriverlo...

Onde nell'anima...

sabato 28 novembre 2009

tristezza

Mi viene il dubbio che per esternare quello che sento debba provare sempre sensazioni violente.
Incomprensioni mai chiarite fra persone a cui voglio bene in egual misura mi abbattono.
è come se la mia corazza all'apparenza impenetrabile, a ciò che voglio rimanga fuori dalla mia vita, crolli come un'armatura di sabbia viene sciolta dall'acqua del mare.
Questi momenti di difficoltà all'apparenza insuperabili mi rendono più forte?
ogni volta nello sconforto riesco sempre a ricostruire la mia armatura, sempre più forte.
Riuscirò una volta per tutte a trovare un equilibrio?
oppure il dubbio che ogni volta che ricostruisco lascierò volutamente una piccola breccia per far passare le sensazioni?
se non passassero più, diventerei una persona arida senza più nulla da dire.
ora però mi debbo rimboccare le maniche.
tutto è appena crollato, sono nell'abisso più profondo e per il momento non ho voglia di uscirne....

martedì 7 luglio 2009

Wrong



Qualcosa si rompe, va in frantumi...
schegge, elementi di un unico grande puzzle, che solo uniti tra loro riescono a creare una grande trama.
Semplici schegge di vita che non hanno nessun significato prese singolarmente.
Eppure tentiamo di rimescolare e di riunire i piccoli pezzi della nostra vita mirando ad un un unico disegno perfetto.
Peccato che esso perfetto non lo sarà mai, sono troppe le variabili in gioco ed ormai quello che era un perfetto unico è diventato un accozzaglia di pezzi uniti con la colla.
Un restauro per quanto perfetto non sarà mai l'originale.
Ogni volta la delusione che colpisce inesorabile, che fa star male, un rimprovero tutto sommato insignificante che ferisce come una una pugnalata in mezzo alle budella, senti il sangue caldo scorrere, ti rendi conto dell' ennesima ferita, dell'ennesimo frammento che si stacca dall'unico.
I pezzi persi per strada sono sempre di più, dovrei essere assuefatto a questo dolore ed invece è sempre lo stesso sapore metallico, amaro un po come quando da piccoli ci si morde la lingua. Il dolce amaro del sangue fresco ha un sapore inconfondibile.
Ecco, io associo quel sapore alla sensazione dolorosa di aver deluso qualcuno.
In me insignificanti parole, che magari altri dimenticano dopo 2 minuti, rimangono incise a fondo e sgretolano le mie certezze, la mia fiducia verso persone che non ti parlano in modo chiaro o che lo fanno in modo fin troppo chiaro ma allo stesso tempo inaspettato.
La solitudine in uno stato d'animo del genere aiuta sempre, non ti farà stare meglio ma almeno non provocherà altra sofferenza.
avevo pensato anche di dimostrare ad una persona che era in errore, ma ci ho ripensato, sarebbe una ripicca e basta sia nel caso avessi ragione sia che avessi torto.
rimarrò silente, per un pò.... l'affezionarmi troppo è un mio limite, non vengo mai capito, ma forse sono io ad essere sbagliato.

lunedì 27 aprile 2009

essere straniero

alla fine posso considerarmi straniero in casa??
ho la fortuna/sfortuna di essere un "ibrido", di avere due case, due città che mi hanno fatto da paziente balia.

è strano constatare come ci si possa sentire stranieri in casa in base alle bizze del nostro umore:
quante volte vivendo qui in Italia mi sono sentito orgogliosanmente Ungherese,
e quante volte è successo il contrario!

avere questa doppia opportunità di visione del mondo in cui si vive, aiuta a capire meglio in mondo in cui viviamo?
Ci consente di riflettere di più sull'abitudinarietà del quotidiano?
ci permette di arrivare a constatare le differenze alle volte sensibili che portano ad un'identità nazionale?

non smetto mai di pormi domande, non fermarsi è vita...



Roma VS Budapest