domenica 14 dicembre 2008

Giornata perfetta, uomo imperfetto

La giornata comincia molto presto, mi devo preparare ancora tutto.
Temo la giornata, temo che le mie condizioni fisiche non siano all'altezza di una giornata sulla neve, temo che lo Stè sia fin troppo più bravo di me sugli sci, spero che non si annoi.
Decido di portarmi il necessario a parte e non stramazzare di caldo sul treno che mi porta verso Tradate. Scelta oculata alla fine, sui treni delle FNM il riscaldamento invernale non ha mezze misure.
Lo Stè è li che mi attende in stazione, sitemiamo il mio bpiccolo bagaglio e si parte.
Autostrada sino a Borgo Valsesia per poi proseguire per Varallo, Scopello e poi Alagna.
Bella strada che culmina in un tipico paesino di montagna tutto baite e picchi, all'apparenza inaccessibili.
Trovare degli sci a noleggio è stato più complicato del previsto, ma poi equipaggiato di tutto punto sono pronto a salire dai 1200 ai 2050 mt del primo impianto di risalita, per poi proseguire sino ai 2970 del passo Salati.
Da qui divertimento puro ed una neve come non la vedevo da anni, perfetta.
Le piste sono state preparate con abilità dagli operatori del settore.





























Un tempo meraviglioso senza una nuvola in cielo, azzurro dovunque guardassi e tutto sommato io non me la cavo poi malissimo, considerando il fatto che ho sciato seriamente per l'ultima volta nel 1998( a parte una sciata molto breve a Garmisch - Partenkirchen lo scorso anno) . é la seconda volta che uso gli sci di nuova conccezione ed è strano avere degli sci più bassi di me.
Sono di una facilità imbarazzante, anche se ti portano a sbagliare con troppa facilità.
Mi ci devo abituare. Lo Stè è li davanti a me lui ha una sciata più morbida ed efficace, anche se lui dissente su questo, perfezionista ....
Io al momento sono solo felice di essere qui, di godermi questa giornata di sole e neve.
Il rumore della neve sotto gli scarponi, il fruscio del vento nelle orecchie, il freddo pungente che ti fa lacrimare gli occhi nonostante gli occhiali da sole, il crepitio della neve sotto gli sci, il pulsare della mia muscolatura poco avvezza a quasti sforzi e poco allenata in questo periodo.
La pausa per mangiare qualcosa si prolunga un po troppo per carenze "strategico-organizzative" del rifugio dove decidiamo di fermarci. rischiamo di fare tardi per l'ultima partenza dell'impianto di risalita che da Gressoney porta al passo salati e da qui ad Alagna.
Ci affrettiamo e dall'ovovia il panorama al tramonto è qualcosa di fantastico non ricordavo che la montagna d'inverno fosse così bella.



























Non così la mia forma fisica che mi costringe a continue soste per recuperare un minimo di forza nei quadricipiti.
Non so perchè a fine giornata a tramonto già cominciato decidiamo di arrivare sino in paese sci ai piedi, la pista da fare è veramente difficile e il buio non aiuta di certo.
Però è stato bello farlo e condividerlo con un amico. Una sorta di impresa Biblica, con lastre di ghiaccio, pendenze accentuate e gobbe ovunque.
Gli impianti di innevamento artificiale che cercano di corprire le lastre di ghiaccio alle altitudini più basse sono dei subdoli traditori, sparano neve così umida che non permette lo scivolamento laterale sulle pendanze più accentuate, e ti si appiccica addosso come se l'acqua con cui viene prodotta contenga qualche strano collante.
L'arrivo in paese ad Alagna è come una liberazione per le mie gambe martoriate dalla fatica.
Sono distrutto ma felicissimo. una giornata del genere è da ricordare per molti e molti anni.

Io invece voglio dimenticare la mia condizione di uomo imperfetto e lavorarci su per la prossima sciata...

Un Novembre da Incubo

Ebbene si, è stato un mese impossibile.
Non mi ha concesso nulla, solo lavoro con rare pause nelle quali la stanchezza mi ha reso il mettermi davanti al pc a scrivere una vera e propria chimera.

Eppure di cose da scrivere a mo di archivio personale ne ho, peccato non aver avuto la possibilità di poterlo fare.

Spero a questo punto in Dicembre con i suoi ritmi delle feste, con i profumi e le luminarie accese.
Al momento però Dicembre ha portato solo una gran quantità di pioggia e neve e con se tante piccole scomodità in una grande città che ha bisogno di muoversi come non mai in questi frenetici giorni prefestivi:
ci sono i regali da fare, le cene aziendali da organizzare, il cenone con la persona amata o con la famiglia.

Quindi chissà se avrò il tempo da dedicare al mio hobby....
Speriamo

København

La fine di maggio, un tempo instabile.
Non so se sia la norma qui in Scandinavia, però me lo immagino così il tempo di una tarda primavera che corre verso l'estate come se fosse un reale e vicino traguardo.
La sveglia in questi giorni è sempre scattata presto, voglio catturare ed archiviare più sensazioni possibili in questi 5 giorni.
Questa mattina non scosto le tende della mia stanza di un comodissimo B&B sito al limitare del centro cittadino.

La doccia è spettacolare, il pavimento è riscaldato ed il doccione fa scorrere sul mio corpo addormentato morbibe goccie d'acqua calda. più volte mi sono dovuto autoconvincere ad uscire dalla doccia, era una sensazione troppo bella per interromperla..
Mi vesto frettolosamente, la doccia mi ha fatto perdere fin troppo tempo, København mi attende.
Il grosso e pesante portone mi divide dalla Nansengade e ..... sorpresa
una coltre di nebbia mi accoglie nel tepore mattutino, i palazzi sembrano dissolversi nel lattiginoso elemento che tutto ingloba.
il tepore del sole però la rende sem
pre più lieve fino a farla lentamente scomparire, è surreale vedere i palazzi comparire dal nulla, vedere fasci di luce di stella che diventano solidi nell'alba nordica. La città si schiude lentamente ai miei occhi, i danesi sono già per strada diretti verso i loro luoghi di studio o di lavoro. I ritmi però sono diversi dai nostri, meno frenetici e tutto più "normale" più a misura d'uomo. le persone che corrono lo fanno per sport, sano sport mattutino che qui sembra essere ben diffuso. All'angolo con la Nørre Volgade il posto dove in questi giorni farò colazione. In Frederiksborggade 7 la catena di Coffee Bar Baresso, ottimo il doppio cappuccino, con brioches, muffin e dolcetti di ogni tipo e dimensione.
Certo posso constatare come costi tutto
sensibilmente di più, ma anche qui come nei paesi anglosassoni l'uso delle carte di credito per pagare è diffuso e utilizzato.
Con un'abbondante colazione in corpo posso
finalemente accingermi alla visita della città.
Passo accanto l'università, e per ora niente studenti in vista è ancora troppo presto, anche se avrò il modo di vederli numerosi in feste serali in pieno centro storico. Ia città pare ordinata e molto accogliente, gli abitanti di K sono disponibili e cortesi, oltre che molto belli, non mi era mai capitato di vedere così tanta bella gente concentrata in un'unica città. Finalmente lo Strøget la via pedonale dei negozi di "livello". Con il suo andamento sinuoso che va dalla piazza del municipio(
Rådhuspladsen) sino all'altra bellissima e ampia piazza del Kongens Nytorv, ove comincia quello che fino al 1700 era un quartiere malfamato che adesso invece è uno dei gioielli di K, il Nyhavn
Posto Magico, dove assaggiare anche una delle specialità danesi per
eccellenza gli Smørrebrød ottimi sandwiches aperti, che vengono preparati solo nella pausa pranzo da accompagnare con un'ottima birra danese.
Dal Nyhavn si raggiunge in un attimo il canale principale del porto di K, al di la del braccio di mare citrtadino si scorge la sagoma ultramoderna della nuova Opera House, affascinante nella sua essenzialità. passaeggiando lungo il canale osservo i vecchi magazzini recuperati ad uso abitativo o ufficio, intriganti nel loro rosso mattone. alla fine di una paseggiata di una mezz'orretta un piccolo assembramento di persone con corollario di flash mi fa capire che la Sirenetta, altro simbolo cittadino è li.
In realtà è una piccola delusione, è una scultura con una particolare grazia ed eleganza che però ha una collocazione di un'infinita tristezza, la parte del canale e del porto forse più insignificante.
Un vero peccato.
Attraente come non mai invece il Kastellet

























Il forte militare più antico e meglio conservato d'Europa risalente al 1600 e tutt'ora abitato dai militari, infatti è aperto al pubblico solo dalle 6 alle 22 oltre questi orari viene chiuso.
il mio vabondare per musei e per la città volge al termine, come il fantastico tramonto nordico che mi fa da scorta sino al B&B per un sonno ristoratore in vista di una giornata in giro per le campagne danesi attorno alla città.
K ha qualcosa di speciale nell'aria e nelle persone che te la fa amare al primo sguardo ed al primo odore.
Una vera capitale nell' estremita più a sud della Scandinavia.

mercoledì 19 novembre 2008

Colori

Colore colore ed ancora colore...
il giallo delle foglie del ginko è di una tonalità chiara ma intensissima, perfettamente distribuita sulla superfice della foglia stessa.
sembra che siano cadute in un barattolo di vernice per essere cosi perfette, tanti piccoli ventagli gialli che creano macchie di colore sul verde intenso di un prato autinnale..
il vento le solleva e li sembrano tante farfalle svolazzanti.
il cielo è plumbeo, minaccia pioggia e questo non fa che rendere quel giallo ancora più ipnotico...
più avanti le foglie di un acero, ruggine verdi e gialle a creare un puzzle multiforme e multicolore.
com'è possibile che siano foglie dello stesso albero? così uguali e così diverse..
il traffico di questa mattina viene soffocato dalle note di Enya che mi rendono l'avvio in ufficio meno difficile.
piccoli frammenti di musica leggiadra che si mischiano come in un grande frullatore ai frammenti di bello che si fanno spazio nel grigio uniforme di una città che si risveglia.

martedì 4 novembre 2008

Milano, una notte d'autunno

Piazza Amendola Fiera, ore 00.17 una notte come tante, attendo con pazienza l'autobus che mi porterà in Duomo.
la città non è ancora del tutto addormentata, fa un caldo insolito per essere il 3 Novembre, una coltre umida avvolge tutto, le macchine che si muovono veloci come scie luminose nelle vie rese larghe dal traffico inesistente.
in centro tuttavia il rumore della città, un sommesso brusio, un non so chè di sottofondo che sembra ricordarmi sempre che lui è li, c'è, esiste.
Arriva il mio autobus, a bordo solo io ed un ragazzo cingalese, la multietnicità di Milano in questi momenti della giornata si mostra in tutta la sua semplicità, persone: diverse eppure uguali.
Il 27 scivola via sui binari di piazzale Cadorna mentre noi siamo in attesa della luce verde intenso dei led dei nuovi impianti semaforici.
Una piccola ma significativa conversazione con l'autista dell'autobus, schegge di vita che si incrociano, il ragazzo francese che ci chiede dove sia via Carlo Goldoni, il poutpourri di etnie che sale sul bus, il tutto in pochi minuti.
Piazza Missori, la fermata del bus all'angolo di corso di Porta Romana, osservo il prospetto dell'orario, è appena passata dovrò aspettare 20 minuti buoni, pazienza.
In altre occasioni sarei di cattivo umore in un'occasione del genere, invece sarà la bella serata passata con Paola e Samu, sarà che la città di notte, sonnacchiosa quasi immobile mi piace, sono felice.
la Torre Velasca è illuminata dal basso, una collana di fari che non fa che mettere in evidenza la sua strana struttura a fungo, corso di Porta Romana deserto, sui marciapiedi nessuno oltre me.
Una calma irreale, regna e sovrasta tutto e dire che è solo la una di un tranquillo lunedì di novembre. Ha piovuto tutto il giorno però in serata anche Giove pluvio ha sottoscritto una tregua con il il mondo e con Milano.
Chiazze di umido qui e la le danno un aspetto disordinato, sembra che una pelliccia leopardata sia stesa per terra a ricoprire il marciapiede, non è che il negozio di pellicce davanti alla fermata mi avrà influenzato?
Alla fine il mio bus arriva, mi porterà a casa, sferragliando sul grosso pavè passando per piazzale Lodi.
sempre meno macchine come ci si avvicina alla periferia, e la coltre di umido prima appena accennata diventa sempre più presente, ma mai fastidiosa.
i lampioni sembrano avere un alone bianco attorno, come tanti soffioni in attesa di un alito di vento a spazzare via quelle tante goccioline di vapore sospeso.
Il park multipiano sembra una cattedrale abbandonata nel nulla, la sua rigida ma ritmica struttura esce dal nulla, si muove grazie ai suoi numerosi punti luce che enfatizzano il chiaro scuro dei volumi, tanto insignificante di giorno, quanto affascinante di notte, sorrido.
le auto parcheggiate in strada a San Donato sono ricoperte di un finissimo glitter che le rende scintillanti, alcune parcheggiate da più tempo hanno anche una patina appannata sui cristalli.
le foglie cadute dagli alberi nel prato sotto casa fanno un puzzle di colori che vanno dal giallo al marrone, sul marciapiedi ai margini del parco invece sono ad un passo dall'essere concime.
Calpestate, mescolate, straziate dai tanti passi di persone indifferenti che nell'arco della giornata sono passate di la.
salgo in casa con ancora il sorriso stampato sul viso, non ho incontrato nessuno in questo tragitto, non ho dovuto condividere con nessuno di conosciuto queste sensazioni.
accendo il pc e scrivo per canalizzare le mie sensazioni.
Stanotte Milano si è concessa ad un suo abitante.
con generosità ...

Buona notte Milano

martedì 28 ottobre 2008

Un Weekend in Trentino

ho fatto in discesa questa curva al massimo 5 minuti fa e adesso mi ritrovo ad entrare nello spiazzo del colle di sant' Eusebio dove rivedo gli occhi sorridenti di Luca, ebbene si il sorriso di Luca è accattivante anche per questo, sorride con tutto il viso:

è un sorriso aperto schietto sincero..

C'è anche la Fra, la vedo per la seconda volta, il primo impatto con lei è stato positivo, una ragazza con un bel carattere forte, e spero di approfondire la conoscenza in questi 2 giorni.


dopo aver scambiato 4 chiacchiere ci avviamo verso Ceniga, la strada è ancora lunga, ma sarà mooolto piacevole. Percorriamo le "Coste" in discesa, il maledetto polso sinistro comincia già a farmi male e purtroppo renderà la mia guida molto "menomata" per i 2 giorni.

Pazienza, la discesa verso Nozza scorre via per lasciare spazio alla veloce strada che porta al lago d'Idro, poi comincia per me il vero divertimento ovvero la val di Ledro da Storo a Riva del Garda.


il sole comincia a calare rendendo i contorni indefiniti e spegnendo lentamente i colori autunnali.

il lago di Ledro sembra una scura voragine che inghiotte la luce, come un grosso buco nero.

comincia a far freddo e non siamo troppo lontani dalla meta.

Il lungo tunnel finale ci butta nella discesona per Riva e poi da li pr Arco e poi Ceniga.


Siamo arrivati, finalmente posso far riposare un po il mio polso e possiamo scambiare 2 chiacchiere dopo aver parcheggiato le moto.


Che dire Luca è fortunato, vive in un posto bellissimo appena al di sotto della montagna, il giorno dopo con la splendida giornata di sole avrò di apprezzarlo ancora di più.
Adesso è il momento di salutare la Fra che ci raggiungerà più tardi, noi tra una birra una doccia e 4 chiacchiere passiamo il tempo prima di ritrovarci per andare a cena.

l'umidità cala sulla valle del Sarca, mi fa strano ammettere di aver scoperto grazie a dove abita un mio amico che il Sarca è anche un fiume. Fin'ora per me era una via di Milano.

ci ritroviamo a mangiare carne sanguinolenta e a bere un ottimo Teroldego come accompagnamento, raccontandoci innumerevoli cazzate. Poi i messaggi senza senso con il Gordolo, che era già notevolmente dai fumi dell'alcool.
finita la cena raggiungiamo Gordolo, il muwa ed altri alla Malga Campo per aumentare il tenore alcolico della serata.
Malga campo, mi ha fatto una certa tristezza vederla trattata con poco rispetto dal gruppo.
é una malga di proprietà comunale ( del comune di Drena ) affittabile da chiunque per passarci un fine settimana diverso dal solito.
pur avendo visto il posto solo di notte, come è buio quando non c'è la luce dell'uomo a rischiarare la vista.
La Fra mi dice: " Dav, ma a Milano le avete tutte queste stelle? "
al ché punto il naso verso il cielo.... lo spettacolo che mi toglie il fiato è un fondo scuro nel quale un fascio di tanti piccoli diamanti luminosi sembra galleggiare. Senza fine, immenso, indescrivibile.
Anche la via lattea è visibile, la cintura di Orione il grande carro e le tante costellazioni del nostro emisfero.
Uno spettacolo simile lo vidi solo la notte di San Lorenzo sul lago Balaton, quando puntando anche allora il naso all'insù vidi le mie prime stelle comete.
Miracolo della natura e della fisica.

lo stato dei nostri amici tende al devastante andante e quando la situazione comincia ad essere senza ritorno decidiamo per riportare i nostri stanchi corpi nei rispettivi letti per un sonno ristoratore.

La strada per casa ha dei vuoti dovuti al mio personale crollo sul divanetto dell'auto della Fra.
i ricordi sono parziali dovuti al sonno incipiente.

la mattina successiva ci svegliamo in ritardo, chissà perché me lo aspettavo.
ci prepariamo e siamo in sella per portarci all'appuntamento con Daniele e poi con gli altri 2 partecipanti al nostro giretto domenicale.

si comincia a far quattro curve, alla sosta benzina decido che la Jona2 per me rimarrà una voglia repressa, il cambio rovesciato non mi consentirà di reprimere una certo timore nel provarlo.

Deciso questo e fatta benzina la Cembra ci aspetta. Sono molto curioso di provare questo percorso, che però temo troppo veloce per i miei personali gusti motociclistici.
i Monti si fanno più aspri mentre superiamo una vallata per arrivare a Faver, il paesaggio è molto vario, superata la zona limitrofa a Civezzano le curve sono più piacevoli i colori autunnali mostrano le loro mille sfaccettature del giallo e del rosso, le rocce frastagliate dei monti fanno da cornice a tutto questo addormentarsi delle piante. Gli abeti invece sfoggiano la loro chioma sempreverde in aperto contrasto con i loro cugini cedui. la temperatura è frizzante le gomme calde al punto giusto, anche se le zone in ombra non vanno mai sottovalutate, possono nascondere insidie scivolose.
da Sevignano a Faver il profilo altimetrico prima precipita verso valle per poi risalire da Parlo fino a Faver in un gustosa serie di tornanti e curve abbarbicate alla roccia.
A Faver il panorama verso la valle sembra come quello di una terrazza panoramica di un lussuoso albergo.

Qui Comincia la SS612, ho studiato, Luca mi ha dato un paio di dritte sul come affrontarla e su dove sono i punti critici grazie alla consultazione di un suo video.

Ovviamente loro scompaiono all'orizzonte mentre io tento di non andare oltre velocità da me difficilmente comprensibili.

il paesaggio è favoloso, ed i boschi non hanno invaso ancora la carreggiata con le loro insidiossime foglie.
Al termine, presso Stramentizze ci si ferma al bar per un panino rifocillante.
ci si saluta e si riprende il motogiro. Credo che mi piaccia più a tornare, ma per esserne sicuro dovrei tornarci per mettermi alla prova.

Il nostro percorso ci porta verso Mezzolombardo, dove prendiamo la strada che porta verso Fai della Paganella. all'inizio mi gaso non poco finalmente qualcosa di più guidato dove fare un po’ di curve lente. Da Fai della Paganella ad Andalo e poi a Molveno le curve sono medio veloci, belle, asfalto niente male, in alcuni punti appena rifatto.
Seguiamo la Fra che disegna traiettorie precise e rotonde, caspita se mi piace come guidi!
è un piacere tenerti la scia in un ritmo costante e veloce al punto giusto.


le successive strade che portano a Riva del Garda hanno pezzi veloci e lenti per poi essere velocissimi fino al gran finale del lago di Tenno e dei sui innumerevoli tornanti in discesa
A Riva i saluti a Luca, alla Francesca e a Daniele, compagni di viaggio e d'avventura in questo primo assaggio di Trentino motociclistico.
Sono in moto da appena pochi Km e già sto pensando alle emozioni passate assieme, alle risate, ai racconti di vita( non solo motociclistica ) mentre percorro le buie gallerie della gardesana occidentale, il buoi enfatizza la sensazione di velocità o la velocità è reale e percepita?
comincio ad avere freddo ma non ci penso rimanderò alla sosta carburante la vestizione protettiva che mi accompagnerà fino a casa per un'autostrada noiosa ed umida..

Un Weekend in Trentino

giovedì 23 ottobre 2008

L'osservante

Una giornata d'autunno grigia , foschia ..
il sole non ce la fa a filtrare la spessa coltre di nubi e umidità..
il solito viaggio con i mezzi pubblici verso l'ufficio.
l'immancabile libro nello zaino, il lettore Mp3 che spara nelle mie orecchie un play list fatta a casaccio, si alternano pezzi rock con pezzi alternative, pop ed elettronici.
Tamburello il ritmo sulla mia coscia mentre cammino, mi sveglia ed oggi ne ho bisogno più di altri giorni.

Solitamente mi si prospettano delle scale,tutto sommato poche per scendere sottoterra per salire sul metrò.
qui in genere mi creo il mio mondo sospeso, provvisorio, della durata di appena 5 fermate.
per poi uscire di nuovo all'aperto di una corsia preferenziale dove un filobus mi porta alla fermata davanti al mio attuale ufficio.

Solitamente:
una cosa che in fondo fai di solito prospetta abitudine a farla. quindi dopo un po la noia subentra e cerchi di rendere questo tragitto diverso, più breve, più piacevole.

oggi la lettura stentava e dopo un paio di pagine, prima che la metropolitana arrivasse alla seconda fermata, ho lasciato il flusso delle note che provenivano dal mio Go gear prendere il sopravvento. Distrattamente infilo il mio libro nello zaino e poi sempre distrattamente mi guardo intorno.

Fa caldo in questa Milano autunnale, un caldo umido e all'interno di questa scatola di metallo vetro e plastica il disagio è palese sui visi delle persone.
osservo le loro facce con discrezione, la signora dell'est accanto a me ha un'espressione vitrea, come il colore dei suoi occhi eppure mi sembra di leggere un filo di preoccupazione in lei.

i ragazzini li vicino parlottano a voce alta, li sento nonostante la musica veicolata dagli auricolari alle mie orecchie. loro sono l'immagine triste della generazione adolescenziale odierna.
Sono tante fotocopie di una stessa ipotetica persona, superficiale marchiata con un timbro di garanzia firmata in tutto. anche il loro lettore mp3 colorato ne è uno status symbol evidente.

in realtà sono le mie sensazioni ad essere forse confuse!?!? quello che vedi su una metropolitana o su un filobus alla mattina presto, facce addormentate, facce felici, facce rassegnate, sono veramente quello che ti sembrano alla prima impressione?

oppure viviamo in una società piatta che uniforma gusti e sensazioni?
mi ritrovo, complice la mia colonna sonora nel tentativo di capire cosa passi per la testa in quel preciso istante alle persone che mi sono vicino...quando osservo le persone con gli auricolari su, per me scatta il tototraccia! cerco di indovinare cosa stanno ascoltando, ma poi vengo assalito da altre sensazioni:
gli odori, il profumo di una ragazza sa di un'uscita dalla doccia mattutina avvenuta da poco,
il puzzo di zingaro che non riesci a quantificare da quanto tempo non si lavi per "accorare"* a quel modo.
il dolce odore di croissant della filippina li in fondo, lo avrà appena comprato, per emanare un simile profumo dev'essere ancora caldo...

é un concentrato di etnie che mi si para innanzi tutte le mattine lavorative, si dice che questo assembramento multietnico sia una ricchezza per la nostra società.

non ne sono molto convinto, le loro facce non sono felici, hanno un non so che di rassegnato, di nostalgia verso un paese molto lontano. eppure sono qui a fare dei lavori che la nostra ricca società disprezza e sottopaga.
la signora "bene" seduta vicino l'obliteratrice invece sembra assente, ed i suo più grosso problema lo immagino come una decisione su come pagare il parrucchiere, con la carta gold o in contanti.

Ecco che Hysteria dei Muse martella i miei nervi uditivi con il suo ritmo sincopato, per un momento mi concentro su me stesso sulla sensazione che questa traccia nel mio lettore mi trasmette.
Chiudo gli occhi per riaprirli un istante dopo ed è come se tutto intorno a me si muovesse a tempo di musica, come se tutto avesse un contorno flebile e sfumato. Potere della musica, alla mia fermata scende poca gente, tutti ingessati nei loro completi. Tutto questo ha reso il mio viaggio mattutino meno noioso, è quasi volato via... Quel misto di sensazioni e vita altrui che crea una commistione assieme a quello che provo io con il naturale confronto che ne consegue....


L'OSSERVANTE


* Accorare = in dialetto romanesco ha il significato di puzzare, avere un cattivo odore pungente.

martedì 14 ottobre 2008

Pioggia Estiva

Sono seduto sulla terrazza della casa dei miei nonni.
Il panorama è splendido, la collina sovrasta il lago il sole è ancora alto nel pieno di un pomeriggio estivo.
Osservo mio Nonno che falcia il prato oltre la strada, si gira verso di me e mi dice: “di a tua nonna di ritirare i panni, tra non molto pioverà”. Non faccio domande, mio nonno non amava essere contraddetto e corro ad avvertire nonna. Le do una mano a ritirare i cuscini messi sulla sdraio in legno che ogni volta che Nonna si accorgeva che la guardavo mi diceva : ”questa sdraio ha più di cent’anni”… chissà magari li aveva davvero.
Spostiamo cose dall’aperto al riparo del muro della casa e del tetto spiovente, al chiuso della sala da pranzo gli oggetti più delicati, la luce nel frattempo non è più diffusa, ha un colore livido, non credo ai miei occhi. I due amareni in giardino con le loro grandi cupole verdeggianti mi consentono solo a sprazzi di vedere oltre.
Corro verso il cancello del giardino per avere la vista sul lago come prima.. Il Lago è imbronciato, ciuffi bianchi lo ricoprono ed è passato da un bel verde ad un grigio piombo, il cielo fino a poco prima azzurro con nuvole sparse adesso sembra diviso in due, la parte scura e roboante di lampi e tuoni a prendere il sopravvento.
Le prime gocce d’acqua cominciano timidamente a bagnare tutto intorno..
L’odore dell’asfalto bagnato, delle piante aromatiche colpite dalla pioggia, della mia pelle fino a poco prima sudata.
Mi fermo d osservare i tre pioppi sul ciglio della strada, sembrano scossi come se fossero giovani fronde. Il vento li piega, li torce, li mette alla prova.
La pioggia è sempre più intensa, mi piace questa sensazione di fresco umido sulla pelle dei miei 10/12 anni. Guardo verso l’alto e spalanco la bocca alla ricerca di un sapore primordiale. Penso, così doveva essere l’acqua che i nostri antenati bevevano. Voglio conoscere il suo sapore, ed è un sapore buono.
La vista invece viene colta di sorpresa dalla visione di “lucido” che tutto ricopre, sembra che tutt’attorno sia stato passato uno spesso strato di lucido trasparente e che la luce cupa dei nuvoloni carichi d’acqua renda i contorni delle cose meno nitidi, tutto si confonde, tutto ha quel non so che di grigio che uniforma tutto.
Eppure è comunque una dimostrazione di forza colossale da parte di madre natura..
In una qualsiasi giornata di

Pioggia Estiva

Luce

È tremolante, rende i contorni morbidi, ispira calore.
È accogliente, rende l’oscurità meno fitta e crea giochi di luce intensi.
Alla fine ti ipnotizza con quel suo ritmico danzare, staresti li per ore a fissarla complice di quella sensazione di benessere che ti regala.
È buffo rendersi conto che si parla di una semplice

Candela

Vento

È uno degli elementi naturali con il quale ci confrontiamo spesso.
Rende un campo di grano maturo un ondeggiante fluttuare color oro, oppure piega spinge e tira le fronde degli alberi durante una tempestosa giornata invernale.
Quello che preferisco però è quello che muove appena i rami degli alberi che li fa ondeggiare appena appena. Il rumore delle foglie di primavera è morbido, le foglie sono ancora tenere e quindi il fruscio è delicato, in estate è vigoroso le foglie sono all’apice della crescita, in autunno è un suono secco e tintinnante, in inverno il vento è il solo compagno dei rami, le foglie sono ormai un ricordo ed il suono è un fischio leggero prodotto dall’urto tra i rami ed il vento stesso.
Le foglie creano un effetto velo alla luce del sole, un velo semovente che scopre e copre ritmicamente rami, corteccia ed altre foglie.
L’effetto tenda però da il meglio di se quando alle sue spalle vi è un panorama speciale uno scorcio di Capri, una vallata sul Lucomagno, o semplicemente un giardino al di la di una finestra.
Ecco il vento è questo e molto di più.

Vento